Meno burocrazia e più visione strategica per garantire un futuro all’industria dell’auto in Europa. È il messaggio forte lanciato da John Elkann, presidente di Stellantis, e da Luca De Meo, ceo di Renault, durante il Future of the Car Summit organizzato dal Financial Times a Londra. Un appello all’Unione Europea affinché abbandoni l’eccessiva iper-regolamentazione del settore automotive e sviluppi una politica industriale coerente e lungimirante. Il confronto con Stati Uniti e Cina non lascia scampo: «L’Europa deve decidere se vuole essere un continente che costruisce automobili o che si limita a comprarle», ha avvertito Elkann.
«Il presidente Trump è molto chiaro su ciò che vuole ottenere per l'industria automobilistica... Le azioni che si stanno mettendo in atto lo renderanno possibile», ha affermato il numero uno di Stellantis, evidenziando l’efficacia dell’approccio statunitense, pur tra contraddizioni e frizioni commerciali.
Una presa di posizione che assume un significato particolare in un contesto in cui l’industria europea appare spesso paralizzata da una mole crescente di regolamenti e da una mancanza di direzione condivisa. «Le intenzioni sono chiare, ma soprattutto si stanno mettendo in pratica azioni che rendono quei risultati realizzabili», ha ribadito Elkann, sottolineando come Washington stia favorendo concretamente il reshoring e la produzione interna di veicoli.
Luca De Meo ha affiancato Elkann nella critica all’attuale quadro normativo europeo: «Dobbiamo parlare di strategia, non di regolamentazione», ha detto l’ad italiano che guida Renault. «Siamo chiamati a rispettare oltre 100 regolamenti entro il 2030. Questo aumenta enormemente i costi e rende quasi impossibile la produzione redditizia di auto piccole, che pure sono essenziali per il mercato europeo».
Un grido d’allarme che si lega direttamente al tema della competitività, soprattutto in relazione alla crescente penetrazione di veicoli cinesi nel Vecchio Continente, spesso offerti a prezzi più bassi e con tecnologie all’avanguardia.
De Meo ha anche sottolineato come le attuali normative Ue penalizzino le auto compatte, spingendo le case automobilistiche verso modelli più grandi e redditizi, ma meno accessibili: «Le leggi sono costruite attorno a veicoli di grandi dimensioni. Serve un quadro che consenta di rendere di nuovo sostenibile la produzione di utilitarie».
Una posizione condivisa anche da Elkann, che ha ricordato le origini comuni dei due gruppi nel segmento delle city car: «Le nostre radici sono nelle piccole auto, che hanno trainato il successo sia di Stellantis che di Renault».
Sul fronte ambientale, Elkann ha rilanciato una proposta che potrebbe riequilibrare l’approccio green dell’Ue, troppo concentrato, a suo dire, sulle auto nuove: «L’opportunità per l’Europa è affrontare il tema delle emissioni considerando i 250 milioni di veicoli già in circolazione, non solo imponendo l’auto elettrica per i nuovi modelli».
Una visione più pragmatica, che guarda al parco circolante reale come leva decisiva per la decarbonizzazione, piuttosto che all’imposizione generalizzata di standard spesso difficilmente raggiungibili per i costruttori.
Durante l’evento Elkann ha smentito categoricamente ancora una volta le voci di un’eventuale fusione tra Stellantis e Renault: «Non stiamo discutendo alcuna fusione», ha precisato. «Con Luca lavoriamo da molto tempo e condividiamo molte esperienze, ma non c’è nessun progetto in tal senso».
Nel frattempo, Stellantis continua a scontare in borsa l’incertezza dei mercati internazionali e le possibili nuove barriere commerciali tra Stati Uniti, Canada e Messico: il titolo ha perso circa il 24% da inizio anno. Un trend che riflette, secondo Elkann, la necessità di risposte politiche più decise e coordinate da parte dell’Unione Europea. «Se ci fossero meno regolamenti, potremmo costruire auto meno costose e quindi più accessibili», ha concluso Elkann. «Non chiediamo favori, chiediamo coerenza». (riproduzione riservata)