L’industria automobilistica europea torna ad alzare la voce contro i target di riduzione delle emissioni fissati dall’Unione Europea, giudicati ormai «non più fattibili» alla luce delle attuali condizioni economiche e geopolitiche.
In una lettera inviata alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, i presidenti delle associazioni dei costruttori (Acea) e dei fornitori (Clepa) -rispettivamente Ola Källenius, ceo di Mercedes-Benz, e Matthias Zink, top manager di Schaeffler - chiedono un definitivo e immediato cambio di rotta sulle politiche di decarbonizzazione.
Secondo i leader del settore, i produttori europei si trovano oggi a fronteggiare una quasi totale dipendenza dall’Asia per la catena del valore delle batterie, un’infrastruttura di ricarica ancora insufficiente, costi di produzione più elevati rispetto ai competitor e dazi punitivi, come la tariffa del 15% imposta dagli Stati Uniti alle esportazioni di veicoli Ue.
Sono tutti fattori che, insieme alla crescente concorrenza cinese sull’elettrico, mettono a rischio la competitività del comparto europeo.
La lettera sottolinea che gli obiettivi attuali - riduzione del 55% delle emissioni di auto entro il 2030 e zero emissioni dal 2035 - non sono più realistici. «Raggiungere i rigidi target per auto e furgoni nel 2030 e 2035 è, nel mondo di oggi, semplicemente non più fattibile», scrivono Källenius e Zink.
Per i due alti dirigenti, la transizione non può poggiare esclusivamente sull’elettrico a batteria: occorre mantenere un approccio di neutralità tecnologica, includendo ibride plug-in, motori termici ad alta efficienza, idrogeno e carburanti decarbonizzati.
Oltre a una revisione dei target, Acea e Clepa chiedono un piano più completo che intervenga anche sul lato della domanda, attraverso una serie di misure: dagli incentivi più ambiziosi e stabili (sussidi all’acquisto, riduzioni fiscali, minori costi di ricarica) alle politiche per il rinnovo del parco circolante, passando per misure mirate per camion e autobus, settore che rischia di restare indietro nella transizione.
Secondo i dati citati nella lettera, oggi le auto elettriche coprono solo il 15% delle nuove immatricolazioni nell’Ue, i van il 9% e i camion appena il 3,5%.
Il tema sarà al centro dello Strategic Dialogue sul futuro dell’automotive, convocato da von der Leyen il prossimo 12 settembre a Bruxelles. Per l’industria, sarà «l’ultima occasione per correggere la rotta» e adeguare la strategia europea a una realtà che «è cambiata drasticamente» rispetto al momento in cui furono definiti gli obiettivi.
«Condividiamo la destinazione finale della neutralità climatica al 2050», concludono Källenius e Zink, «ma il percorso deve essere più pragmatico e flessibile, altrimenti rischiamo di compromettere uno dei settori industriali più strategici e competitivi d’Europa». (riproduzione riservata)