L’Italia non è più soltanto un mercato commerciale e può diventare un tassello strategico anche sul piano industriale e di sviluppo prodotto per il gruppo dell’auto cinese Geely. È uno dei messaggi di Marco Santucci, managing director di Jameel Motors Italia, distributore di Geely e Zeekr, che parlando con MF-Milano Finanza delinea una strategia nel Paese ancora in fase di costruzione ma con ambizioni crescenti. «L’Italia non è vista solo come un polo commerciale, ma come un’opportunità di sviluppo», spiega Santucci, sottolineando come il gruppo stia già ragionando su «modelli che possono essere sviluppati pensando a un mercato come quello italiano».
Nel breve termine la priorità è costruire l’immagine dei brand. «Il nostro obiettivo è far crescere e far conoscere i marchi Geely e Zeekr, posizionandoli correttamente», chiarisce Santucci. «Non inseguiamo i volumi a tutti i costi, ma un posizionamento coerente: alta qualità, tecnologia e un ‘Italian flair’». Questo approccio si traduce anche nella scelta di evitare politiche commerciali aggressive basate su autoimmatricolazioni o noleggio a breve termine. «Quando il 70% delle immatricolazioni arriva da queste pratiche, si danneggia il valore residuo e il cliente», osserva, prendendo implicitamente le distanze da alcune strategie adottate da concorrenti, anche cinesi.
Al posto dei volumi, Geely punta su rete e percezione: in meno di sei mesi sono stati aperti 55 punti vendita e assistenza, destinati a salire a 70 entro l’estate, con un obiettivo a regime di circa 100 concessionari. L’Italia come Paese gioca già un ruolo rilevante nel modello del gruppo, a partire dal design. «Geely ha un centro stile a Milano da diversi anni», ricorda Santucci. Ma è anche il mercato a pesare. «Oggi l’Italia è il secondo mercato più importante in Europa dopo la Germania», sottolinea il manager, evidenziando però il ritardo del Paese sui veicoli a nuova energia (Nev). «Siamo indietro anche per l’assenza di una visione chiara a livello di policy».
Sul fronte competitivo Santucci respinge la lettura di un vantaggio esclusivamente di costo per i costruttori cinesi. «Geely è probabilmente il più europeo dei costruttori cinesi», anche perché ha già «una grande esperienza maturata» attraverso marchi come Volvo, che possiede dal 2010. Quindi «conosciamo le esigenze di guida europee, che sono molto diverse tra Paesi. Ed è un vantaggio reale rispetto ad altri brand cinesi entrati più recentemente». A questo si aggiunge un forte focus su qualità e sicurezza. «Oggi i costruttori cinesi puntano su sicurezza e della qualità», sostiene Santucci. Lo fa ovviamente anche Geely e lo dimostrano iniziative commerciali come la garanzia a vita offerta ai primi 1.000 clienti: «Un segnale per dimostrare quanto crediamo nel prodotto».
Come tutti i costruttori cinesi, anche Geely in Europa deve però affrontare barriere doganali. «I dazi hanno un impatto, ma più sui consumatori che su di noi», afferma Santucci. «Di fatto chiediamo ai clienti di pagare di più per le auto». E secondo il manager, le barriere tariffarie non risolvono il nodo di fondo. «Sono una piccola tendina che non ci fa vedere il vero problema: la competitività industriale europea». Anche perché il confronto con la Cina è impietoso: «Loro fanno sistema e ottengono economie di scala che noi non riusciamo a replicare». Da qui l’invito a cambiare approccio. «Dovremmo capire cosa possiamo imparare, prima che sia troppo tardi».
In questo contesto fatto di barriere la localizzazione produttiva diventa allora una conseguenza naturale. «Geely, come altri costruttori cinesi, pianifica la costruzione di fabbriche nei mercati dove vuole crescere», spiega Santucci. I dazi, semmai, accelerano il processo. «Spingono ad anticipare decisioni che sarebbero comunque arrivate» e portano anche Geely a cercare approdi europei per la produzione. Molti gruppi cinesi puntano l’est Europa o la Spagna, meno l’Italia, che secondo il manager sconta un ritardo competitivo. «Non abbiamo creato il contesto per attrarre produzione, a differenza di Paesi dell’Est o della Spagna».
Sul mix di prodotto, in Italia come in tutta Europa, Geely adotta un approccio pragmatico. «L’elettrico rappresenta il futuro, ma il mercato italiano richiede ancora un’offerta più ampia», ammette Santucci, basata anche molto sull’ibrido. Ma uno dei nodi più sensibili per i marchi cinesi resta il post-vendita. «Nell’immaginario collettivo c’è ancora il timore di problemi su assistenza e ricambi», riconosce Santucci. Ma la realtà, assicura, è diversa per Geely: «Abbiamo un magazzino ricambi in Italia e in Europa e una rete che è già pienamente operativa». (riproduzione riservata)