Mentre cresce l’attesa per le comunicazioni della Commissione Europea (rinviate al 16 dicembre e a gennaio) sul pacchetto auto e sul mantenimento o meno del divieto di vendere vetture a benzina e diesel dal 2035 così com’è, la Francia scopre le carte e definisce la sua posizione.
Secondo quanto riportato da Les Echos, il governo di Parigi ha inviato martedì una lettera ai commissari europei competenti, confermando apertura a correttivi nella normativa pur condizionandoli a precise contropartite industriali.
Nel documento - firmato dal ministro dell’Economia Roland Lescure, da quello della Transizione ecologica Monique Barbut, dal responsabile dei Trasporti Philippe Tabarot e dai ministri delegati Sébastien Martin (Industria) e Benjamin Haddad (Europa) - la Francia afferma di essere disponibile a introdurre «flessibilità mirate», incluse quelle richieste da parte della filiera automobilistica europea soprattutto tedesca, che non accetta il diktat del solo elettrico dal 2035 in avanti.
La posizione, però, non è un assegno in bianco. Le eventuali deroghe o meccanismi di neutralità tecnologica - come la possibilità di utilizzare carburanti sintetici o altre soluzioni alternative - dovranno essere legate a «chiari incentivi regolatori alla produzione in Europa che favoriscano l’occupazione industriale» nei Paesi dell’Ue, scrivono i ministri nella lettera citata dal quotidiano francese.
Il governo francese punta così a un compromesso che mantenga l’obiettivo climatico del 2035 ma consenta margini di adattamento per evitare effetti negativi su investimenti, posti di lavoro e competitività. È un messaggio rivolto alla Commissione in un momento in cui le posizioni degli Stati membri restano distanti: Germania, Italia e alcuni Paesi dell’Est chiedono maggiore neutralità tecnologica e vorrebbero allentare il più possibile il bando al motore termico del 2035, mentre altri spingono per mantenere la linea attuale senza concessioni.
Parigi, che si trova un po’ nel mezzo, cerca di ritagliarsi il ruolo di mediatore, ma chiede espressamente a Bruxelles di farsi garante della manifattura europea in un settore alle prese con transizioni complesse, concorrenza cinese e necessità di ingenti investimenti.
Una prima risposta dell’esecutivo europeo è attesa martedì 16 dicembre (ma si può slittare a gennaio) e potrebbe ridefinire tempi e strumenti della transizione automobilistica. Le prossime ore e i prossimi giorni diranno se Bruxelles accoglierà le richieste francesi e tedesche, aprendo la strada a un compromesso, o se manterrà una linea più rigida sull’uscita di scena dei motori termici. (riproduzione riservata)