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Auto blu, con Stellantis e Subaru la Pubblica Amministrazione frena sulla transizione: una su tre è fuori dai limiti Co2

22 aprile 2026, 10:00 Ultimo aggiornamento: 10:42

Emissioni in crescita, elettrico in calo e norme disattese: un report di T&E fotografa una Pa in forte ritardo sulla decarbonizzazione

La transizione ecologica delle auto della Pubblica Amministrazione italiana si è fermata, e in alcuni casi ha invertito la rotta. È quanto emerge da un nuovo report commissionato da Transport & Environment (T&E) e realizzato da Withub con il supporto accademico di Paolo Maranzano (Università di Milano-Bicocca) e Gianluca Monturano (Università di Bari), che analizza circa 12 mila immatricolazioni tra il 2019 e il 2025. Il quadro che ne esce è critico: aumentano le emissioni medie, cala il peso dell’elettrico e cresce il numero di veicoli che non rispettano i limiti di legge.

Emissioni in risalita e norme disattese

Dopo aver toccato un minimo nel 2022 (89 g/km di Co2), le emissioni medie delle nuove immatricolazioni della Pubblica Amministrazione (Pa) sono tornate a salire, arrivando a 124 g/km nel 2025. Un dato superiore anche alla media del mercato nazionale. E il rispetto delle norme è sempre più lontano. La Legge di Bilancio 2020 impone che almeno il 50% delle nuove auto acquistate dalla Pa sia elettrico, ibrido o a idrogeno: un obiettivo mancato nel 2020 (18%), quasi centrato nel 2021 (49%) e poi superato negli anni successivi.

Ma il vero nodo riguarda i Criteri Ambientali Minimi (Cam), introdotti nel 2021, che fissano una soglia più stringente: almeno il 38,5% dei veicoli deve avere emissioni pari o inferiori a 50 g/km di Co2. Questa quota non è mai stata raggiunta a livello aggregato. Dopo un 30,5% nel 2022, si è scesi fino al 14% nel 2025, segnalando una progressiva perdita di allineamento agli obiettivi ambientali.

Il paradosso dell’ibrido: il mild non limita abbastanza le emissioni

A pesare è soprattutto il boom delle motorizzazioni ibride, passate dal 10% delle immatricolazioni nel 2020 al 64% nel 2025. Una crescita che però non si traduce automaticamente in minori emissioni. La categoria include infatti tecnologie molto diverse e solo una parte limitata - le plug-in hybrid - rientra sotto la soglia dei 50 g/km. Inoltre diversi studi indicano che anche le emissioni reali delle ibride plug-in possono comunque essere fino a cinque volte superiori ai valori di omologazione.

Al contrario le auto elettriche pure (Bev), uniche a garantire emissioni zero e piena conformità ai Cam, hanno perso slancio: dal 29,7% del 2022 sono scese al 7,2% nel 2024, per poi risalire solo parzialmente al 14,1% nel 2025.

Un’auto blu su tre risulta oltre i limiti

Un altro dato critico riguarda il tetto massimo di emissioni fissato a 160 g/km. Nel 2022 solo il 4% delle auto immatricolate dalla PA superava questa soglia. Nel 2025 la quota è salita al 34%, cioè oltre un veicolo su tre.

Le amministrazioni centrali risultano le peggiori: il 96% delle auto dei ministeri supera il limite, mentre per enti regionali e provinciali la quota è del 76%. Più virtuose, invece, le ASL e gli ospedali, che nel 2025 non hanno immatricolato veicoli sopra soglia.

I modelli più diffusi: nel 2025 comanda Stellantis

Tra i modelli più immatricolati nel 2025 spiccano soprattutto vetture ibride. Al primo posto si colloca la Fiat Pandina con 278 unità, seguita da due modelli Subaru - Forester e Crosstrek - anch’essi in versione ibrida.

Nonostante la crescente attenzione alla sostenibilità, tra le auto più diffuse compare anche la Subaru Forester con emissioni pari a 185 g/km, ben oltre i limiti previsti. L’unico modello a zero emissioni nella top five è la Dacia Spring, con appena 40 unità. Il dato conferma come le scelte della Pa restino orientate più su soluzioni ibride tradizionali che su un reale passaggio all’elettrico.

Anche lo stesso governo punta sulle auto di Stellantis

Negli ultimi anni, anche le scelte del governo hanno riflesso questa preferenza per l’ibrido. Nel 2025 Palazzo Chigi ha sostituito alcune vetture di servizio con sei Alfa Romeo Tonale ibride al posto delle precedenti Ford Focus, nell’ambito degli accordi Consip. Una decisione motivata ufficialmente da criteri tecnici ed economici, ma che ha anche segnato un ritorno a modelli prodotti in Italia e legati a Stellantis.

Il quadro normativo è però destinato a irrigidirsi ulteriormente. Dal 1° gennaio 2026, per rientrare nella quota minima del 38,5% dei veicoli green, è necessario acquistare esclusivamente auto a emissioni zero. In pratica, solo le elettriche pure saranno valide ai fini del rispetto dei Cam. Con una quota ferma al 14% nel 2025, la Pubblica Amministrazione parte dunque da una posizione molto distante dagli obiettivi.

Le proposte di T&E per un parco auto davvero green

Per invertire la rotta T&E propone alcune misure chiave: chiarire la prevalenza dei criteri emissivi rispetto alla semplice tipologia di alimentazione, rafforzare in modo deciso le immatricolazioni elettriche e introdurre sistemi di monitoraggio più trasparenti e accessibili. Oggi, sottolinea l’organizzazione, i dati esistono ma sono frammentati e difficili da reperire, tanto che lo studio ha richiesto anche accessi tramite Foia (Freedom of Information Act).

«La Pubblica Amministrazione non dà il buon esempio, anzi fa peggio di cittadini e imprese», ha dichiarato Esther Marchetti di T&E Italia. «Senza un impegno chiaro sull’elettrico, la transizione non può avanzare. Il punto è capire chi controlla i controllori». (riproduzione riservata)



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