L’audiovisivo italiano si conferma uno dei settori più redditizi per l’economia nazionale. Nel 2023, a fronte di una spesa complessiva di 8 miliardi di euro in produzioni e servizi, il comparto ha generato 23,5 miliardi di valore della produzione, contribuendo con 11,8 miliardi al pil e garantendo occupazione a 153 mila persone.
I dati emergono da uno studio realizzato da OpenEconomics per Apa, l’Associazione Produttori Audiovisivi, presentato a Roma in occasione degli Stati Generali della Cultura dalla presidente Chiara Sbarigia.
Secondo la ricerca, ogni euro investito nell’audiovisivo produce 1,47 euro di pil, un rendimento superiore del 13% rispetto alla media della spesa pubblica nazionale. Inoltre, i 3,2 miliardi di gettito fiscale generati dal settore rappresentano oltre otto volte il valore degli incentivi ricevuti attraverso il tax credit per le opere scripted.
«Quella dell’audiovisivo non è un’industria parassitaria o assistita» ha dichiarato Sbarigia «ma un settore cruciale che riversa effetti benefici su occupazione e filiere diverse come Ict, immobiliare, turismo e ristorazione».
Apa lancia quindi un appello al Governo per rafforzare la competitività del Made in Italy. L’associazione chiede un’integrazione di 70 milioni di euro dopo i recenti tagli della manovra, una semplificazione delle procedure burocratiche e nuove regole sui diritti per riequilibrare i rapporti tra produttori indipendenti, televisioni e piattaforme.
«Quando si parla di cultura, troppo spesso si dimentica la sua dimensione industriale. Eppure, il fatturato complessivo dei circa 200 associati Anica – attivi nella produzione, distribuzione, creazione digitale, industrie tecniche e streaming – supera i 2,5 miliardi di euro, con ricadute che vanno oltre l’audiovisivo e coinvolgono anche sale cinematografiche, turismo, logistica e servizi di accoglienza» ha detto il presidente di Anica, Alessandro Usai. Che ha continuato: «Il dato più rilevante riguarda però il ruolo del comparto nella vita delle persone e nella costruzione dell’immaginario collettivo. Nel 2025 una persona ha trascorso mediamente 6 ore e 40 minuti al giorno davanti a uno schermo, di cui circa tre ore davanti alla televisione: questo significa che il settore contribuisce in modo determinante alla formazione dell’identità culturale e sociale della comunità». E visto che settore ha la capacità di mettere l’enorme patrimonio storico-artistico italiano sullo schermo e renderlo un potente fattore di attrazione e sviluppo: «servono stabilità e certezza normativa: negli ultimi Negli ultimi anni le regole sono cambiate molte volte e ogni modifica richiede mesi per diventare operativa. In questo modo le industrie che lavorano su orizzonti pluriennali fanno molta, molta fatica»:
(riproduzione riservata)