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Pietro Labriola, ceo Tim
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Assemblea Tim, soci al voto sulla conversione delle azioni di risparmio: cosa implica per il gruppo e per Poste

27 gennaio 2026, 20:00

La proposta di conversione potrebbe costare oltre 700 milioni al gruppo tlc. Il primo socio si diluirebbe intorno al 20%. Solo in seguito si potrà valutare il consolidamento con PosteMobile

Dall’assemblea del 28 gennaio Tim punta a uscire con una nuova struttura del capitale semplificata e in grado di dare il via a nuovi passi avanti del gruppo. Gli azionisti sono chiamati al voto sulla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie più un conguaglio, sulla riduzione del capitale sociale per ricostituire le riserve e sulla cooptazione dei consiglieri Alessandra Perrazzelli e Lorenzo Cavalaglio in sostituzione di Domitilla Benigni e Umberto Paolucci. Sono soprattutto i primi due punti, legati a doppio filo, a incidere sulla futura strategia del gruppo.

Il costo dell’operazione

La proposta avanzata dal gruppo guidato dal ceo Pietro Labriola per convertire le azioni di risparmio è assegnare un’azione ordinaria e un conguaglio, differenziato a seconda che l’azionista aderisca alla conversione facoltativa o venga convertito obbligatoriamente. Il primo, stando alla proposta, otterrebbe 0,12 euro, mentre il secondo 0,04 euro.

L’esborso cash di Tim potrebbe arrivare a 723 milioni di euro in caso di adesione integrale alla conversione facoltativa, mentre arriverebbe a 241 milioni nel caso in cui tutte le risparmio siano consegnate in seguito alla conversione obbligatoria. La percentuale di adesione, si capisce, potrebbe variare anche in modo importante le risorse a disposizione al termine dell’operazione del gruppo che ha come primo azionista Poste Italiane.

Le proposte alternative

Il socio con la maggior quota di azioni di risparmio - Davide Leone - ha già dato la sua benedizione alla proposta, che però non ha soddisfatto tutti, come emerso dalle due ipotesi alternative avanzate dai piccoli soci. Sia il livello del premio sia la differenziazione tra facoltativa e obbligatoria sono finiti nel mirino delle due proposte alternative arrivate: la prima chiedeva premi più alti (rispettivamente 0,19 e 0,11 euro), la seconda che il conguaglio di 0,12 euro venga esteso anche alla conversione obbligatoria.

Il conguaglio più alto è stato bocciato da Tim perché potrebbe portare a un esborso di 1,1 miliardi e a provocare un impatto negativo sul patrimonio della società. L’equiparazione invece oltre a richiedere risorse aggiuntive muterebbe la struttura dell’operazione eliminando di conseguenza l’incentivo per aderire alla conversione volontaria.

La ricostituzione delle riserve tramite l’abbattimento del capitale infine non soltanto doterebbe il gruppo di risorse preziose ma consentirebbe anche il ritorno del dividendo.

Poi il faro su PosteMobile

La conversione integrale delle risparmio avrebbe come conseguenza la diluizione di Poste a una quota intorno al 20%. Da qui l’ipotesi di una risalita nel capitale tramite il conferimento di PosteMobile in Tim, senza quindi ulteriore esborso di capitali per il gruppo guidato da Matteo Del Fante.

Prima che l’opzione venga esplorata concretamente, però, si dovrebbe attendere il termine di tutte le operazioni di conversione e probabilmente anche la riconferma dei vertici di Poste. Insomma, realisticamente si potrebbe dover aspettare la seconda metà del 2026. (riproduzione riservata)



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