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Roberto Tomasi
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Aspi, parla il ceo Roberto Tomasi: ecco come l’autostrada diventerà tech

08 marzo 2024, 21:00 Ultimo aggiornamento: 17 aprile 2024, 17:57

I 3,6 miliardi di investimenti tra il 2019 e il 2024 sono il primo passo verso gli obiettivi di decarbonizzazione di Aspi. L’ad Tomasi illustra il piano del network infrastrutturale che gestirà la rivoluzione tech della mobilità 

I trentacinque anni di MF rappresentano poco più di un terzo del secolo che è passato da quanto è stata costruita la prima autostrada al mondo, l’Autostrada Milano Laghi. È solo l’inizio di una storia che racconta lo sviluppo dell’infrastruttura che collega il Paese con tremila chilometri di percorso. Autostrade per l’Italia, con l’intensità dei trasporti su gomma, è un termometro della crescita e allo stesso tempo protagonista nella transizione digitale per la sfida della sostenibilità. «Anche per noi questo è un anno estremamente importante. Ricorrono i cento anni dell'inaugurazione dell'Autostrada Milano Laghi e anche i sessant'anni dall'apertura dell'Autostrada del Sole, che è stata la spina dorsale del sistema Paese», racconta Roberto Tomasi, amministratore delegato di Autostrade dal 2019.

Domanda. C’è un fattore di responsabilità che impone lo sguardo verso il futuro?

Risposta. Sì. Ci pone sulle spalle quello che sarà l’impegno che dobbiamo avere anche noi, come fecero i nostri genitori o forse i nostri nonni, di poter immaginare quale sarà il futuro di questa importante infrastruttura che muove circa il novanta per cento delle persone e il novanta per cento delle merci di tutto il Paese. Parliamo di un miliardo e mezzo di utenti che entrano nel nostro sistema autostradale e tutti i giorni fanno girare l'economia e la libertà. Ricordo che è nella libertà degli spostamenti che le democrazie esplicano la loro attività. Nel 2023 abbiamo uguagliato i volumi di traffico che avevamo registrato con 45 miliardi di chilometri percorsi quelli del 2007, l'anno del boom economico. Il gennaio 2024 è iniziato con il record mai registrato nel Paese. Quindi l'economia è certamente in crescita e noi ne siamo un abilitatore. Siamo il quarto Paese per sviluppo del sistema autostradale dopo Spagna, Francia e Germania. Dobbiamo potenziare alcuni assi. Su ventitré assi del sistema autostradale corre il settanta per cento di tutti i traffici. Sedici sono gestiti da noi e su questi la maggior parte è in saturazione.

D. Quali sono le priorità per migliorare la nostra posizione in classifica?

R. Dobbiamo fare un primo passo di potenziamento, il secondo è quello di ammodernare l'infrastruttura. La rete ha bisogno di un piano estremamente importante, con un volume di traffico che mediamente è il 65 per cento più alto rispetto agli altri assi autostradali europei».

D. La pagina tragica del crollo del Ponte Morandi di Genova è stato uno spartiacque nella gestione della rete…cosa ha rappresentato per voi?

R. Un momento importantissimo per la gestione del patrimonio infrastrutturale del Paese. Le norme che sono nate a valle di quell'evento tragico hanno cambiato completamente la prospettiva.

D. Tornando al piano di crescita e sviluppo dell’infrastruttura, quali sono gli obiettivi, in termini di investimenti?

R. Abbiamo invertito la rotta: dal 2019 in poi siamo arrivati a investire circa un miliardo e 400 milioni più ulteriori 400 milioni di attività di manutenzione. Contiamo nel 2024 di arrivare a circa 1,8 miliardi di investimenti di ammodernamento e di manutenzione, in più siamo all'apertura dei grandi cantieri. Grandi opere che richiedono sforzi e tempi di realizzazione.

D. Lei ricordava l’Autostrada del Sole realizzata in 8 anni per 800 chilometri. Un’impresa che studiarono e misero nei libri di storia dell’ingegneria. Oggi come si possono realizzare in tempi sempre più brevi, grazie al supporto di una tecnologia più sofisticata?

R. Abbiamo rafforzato la nostra capacità di costruzione attraverso Tecne, la nostra società di ingegneria che conta oltre mille dipendenti. Dall’altra parte stiamo investendo anche moltissimo nelle tecnologie, abbiamo un polo che si chiama Movion per lo sviluppo delle tecnologie della mobilità, che sarà l'altra vera gamba della rivoluzione.

D. Ci faccia un esempio di come si integrano questi sistemi nella prevenzione, manutenzione e servizio nella vostra attività…

R. Noi oggi abbiamo tutto il digital twin delle nostre infrastrutture su un sistema. Da qui pianifichiamo le attività, verifichiamo gli impatti sul traffico e le integriamo in modo che quell'attività sia la più compatibile possibile. Tutto questo viene fatto nell'ottica di quello che succederà nei prossimi vent’anni. Ora siamo già in grado di pianificare a quindici giorni l'intensità di traffico e l'accodamento che avremo, sbagliamo di qualche metro.

D. Se pensiamo ai dati di traffico in aumento e allo sviluppo della rete autostradale, c’è da chiedersi come si procede verso la sostenibilità su cui avete ottenuto un finanziamento Bei.

R. Abbiamo elaborato uno studio insieme ad altri partner che ci hanno dato la possibilità di immaginare la sfida del futuro. L'Europa ci dice che al 2030 dovremmo ridurre il nostro footprint di circa il 42,5%, se ci paragoniamo al 2000-2005 la sfida è abbastanza complessa, come dire, va dimezzato il nostro impatto carbonico.

D. Un obiettivo raggiungibile?

R. Oggi arriveremmo a circa un quindici percento, potremmo immaginare addirittura di arrivare al 50%. Questo si raggiunge con la neutralità tecnologica usando tutti i sistemi, con la regola della divisione in terzi, ovvero un terzo lo si raggiunge con l'auto elettrica, un terzo con i biocarburanti e l'ultimo con il digitale.

D. Come vedete il rapporto con il mercato dei capitali e il vostro equilibrio finanziario, a fronte di un piano di investimenti superiori a 21 miliardi?

R. Direi estremamente positivo. Abbiamo emesso circa sei miliardi di finanza sostenibile, vuol dire che il mercato riconosce le politiche di sostenibilità finanziaria. Anche il finanziamento emesso dalla Bei dimostra la solidità della nostra capacità finanziaria nel guidare questa trasformazione.

D. Tra gli obiettivi della celebrazione dei 35 anni di MF, c’è quello di mettere al centro l’importanza dell’informazione e del giornalismo indipendente, professionale e basato sui fatti. Che valore ha per Autostrade per l’Italia e che ruolo ha avuto nella vostra storia?

R. Abbiamo bisogno di buon giornalismo e il giornalismo ha bisogno anche di una buona industria che sappia spiegare la visione e le necessità del Paese. Proprio quando veniva completata l'Autostrada del Sole, veniva organizzata al Moma di New York la mostra titolata: Il coraggio degli italiani. Dobbiamo riraccontare il coraggio che dobbiamo avere per ritrasformare questo Paese in modo che gli italiani capiscano anche quali sono gli sforzi che bisogna fare perché questo possa avvenire in termini economici, di competenza e in termini di capacità industriale. (riproduzione riservata)

ha collaborato
Mariavittoria Zaglio



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