Dopo le trimestrali delle banche d'affari americane, il mondo è tornato il modalità risk on e, come nota Bloomberg, i fondi quant "stanno andando 100% short" sui mercati monetari globali. A questa rinnovata festa dei listini che stanno procedendo verso gli sperati rialzi di fine anno, partecipa, ma solo in parte e sostenuta da ingenti immissioni di liquidità, anche la Cina.
Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dell'1,36%, Hong Kong dell'1,2%, Shanghai è positiva per lo 0,3%. In calo l'oro dello 0,17% a 1,784 dollari l'oncia, mentre marcia bene il petroilo Wti americano (+0,7% a 81,88 dollari il barile). Grande scivolone anche oggi dello yen, che come ieri perde lo 0,3% secco sul dollaro a 113,99, mentre l'euro scambia a 1,1609 e la sterlina a 1,3685. Il T bond Usa intanto si è allontanato da quota 1,6% dei giorni scorsi a 1,527%, mentre i futures su Wall Street sono in rialzo dello 0,4%.
La Cina, che non ha risolto i problemi di quasi default del colosso Evergrande, resta a galla grazie a 500 miliardi di yuan (qusi 78 miliardi di dollari) in prestiti a medio termine al tasso del 2,95% e all'iniezione di 10 miliardi di yuan di liquidità a breve termine tramite pronti (550 milioni di dollari). Il Paese annuncerà l'aggiornamento sui tassi a uno e cinque anni la prossima settimana, ma gli analisti si aspettano che qualsiasi allentamento arrivi tramite un taglio della riserva bancaria (RRR), piuttosto che attraverso una riduzione diretta del costo del denaro.
Intanto nelle scorse ore LinkedIn, la piattaforma di Microsoft sul lavoro, ha annunciato che chiuderà l'app entro dicembre diventando l'ultimo grande fornitore di social media degli Stati Uniti a ritirarsi dal Paese. Resta ancora forte la tempesta tropicale che sta sferzando la Cina meridionale, mentre i problemi lungo la catena di approvvigionamento stanno provocando una lunga fila di navi ferme da Shenzhen a Singapore, scrive oggi Bloomberg.
I listini cinesi sono tentennanti dopo che il costo della produzione a settembre è salito di quasi l'11%, ai massimi storici, con consumi deboli che hanno alimentato i timori di stagflazione e sono in attesa di capire il Pil del Paese nell'ultimo trimestre che uscirà lunedì insieme agli investimenti mensili, mentre diverse banche d'affari (Nomura, Goldman Sachs, per esempio) hanno iniziato a tagliare le previsioni di crescita del Paese. Restano forti le esportazioni.
Oggi i futures sul greggio Wti sono stati scambiati intorno agli 81,8 dollari al barile, vicino a livelli mai visti da 7 anni, e sono sulla buona strada per guadagnare quasi il 3,5% da lunedì, tra le preoccupazioni sulla mancanza di offerta e poiché la carenza di gas naturale in Europa e in Asia sta aumentando la richiesta di petrolio. Inoltre l'Eia ha detto che la produzione di greggio negli Stati Uniti diminuirà nel 2021 più di quanto previsto in precedenza, anche se riprenderà nel 2022.
Secondo Jeffrey Halley, analista senior per l'area Asia Pacifico di Oanda, la propensione al rischio del mercato "è notevolmente migliorata grazie alle trimestrali delle grandi banche statunitensi e alle richieste di sussidio di disoccupazione settimanali diminuite molto più del previsto". (riproduzione riservata)