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Kazuo Ueda, governatore della Banca del Giappone
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Asia, sell-off su Tokyo (-1,5%). L’export giapponese crolla ai minimi da 4 anni per i dazi Usa. Recessione in vista?

20 agosto 2025, 07:00 Ultimo aggiornamento: 15:59

Borse asiatiche negative con le azioni tecnologiche che hanno registrato forti perdite in scia a quelle di Wall Street (-3,5% Nvidia). Reggono le borse cinesi mentre la PBoC lascia invariati i tassi sui prestiti a 1 e 5 anni

Borse asiatiche negative con le azioni tecnologiche che hanno registrato forti perdite in scia a quelle di Wall Street (il colosso dell’AI Nvidia ha perso il 3,5%), mentre il mercato giapponese ha esteso il calo dai massimi storici a causa di dati sul commercio deludenti. L’ottimismo su un accordo di pace tra Russia e Ucraina si è affievolito e i futures sull’S&P 500 flettono dello 0,27% con l’attenzione rivolta al discorso del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, venerdì 22 agosto al Simposio di Jackson Hole.

I tecnologici affossano il Nikkei -1,55%

Le azioni tecnologiche, colpite in parte dalle prese di profitto dopo la corsa nel mese di agosto, hanno trascinato al ribasso soprattutto le borse di Giappone e Corea del Sud. L’indice Nikkei 225 e il Topix giapponesi sono scesi, rispettivamente, dell’1,55% e dello 0,59%, mentre il Kospi sudcoreano è scivolato dell’1,8%, ai minimi da un mese e mezzo.

Il settore tecnologico è stato scosso dalla conferma che il governo statunitense potrebbe acquisire partecipazioni azionarie nelle società di semiconduttori che hanno ricevuto fondi nell’ambito del Chips Act. Infatti, secondo quanto riportato da Reuters, Washington starebbe valutando di prendere partecipazioni in produttori come Samsung Electronics e Tsmc, dopo aver confermato il 19 agosto l’intenzione di acquisire una quota (il 10% come anticipato da Bloomberg?) del chipmaker Intel (+6,97%) in difficoltà. 

Dati sul commercio giapponese deludenti

Le perdite sul listino giapponese sono arrivate anche a seguito della pubblicazione dei dati sul commercio, molto più deboli del previsto. Il Giappone è, infatti, scivolato in un deficit commerciale inatteso, poiché le esportazioni si sono contratte più del previsto a luglio, registrando il calo più marcato in oltre quattro anni, a causa dei dazi commerciali statunitensi elevati e della domanda di export in calo dalla Cina. Sebbene gli Stati Uniti abbiano ridotto i dazi sui beni giapponesi al 15% ad agosto, resta da vedere se l’accordo commerciale con Washington possa aiutare la ripresa delle esportazioni nipponiche.

Più nel dettaglio, le esportazioni sono diminuite del 2,6% in valore a luglio rispetto all’anno precedente (-10,1% verso gli Stati Uniti con le spedizioni di veicoli e componenti per auto in calo, rispettivamente, del 28,4% e del 17,4%), una contrazione superiore alla stima degli economisti di un -2,1%. Il calo, guidato da auto, componenti automobilistici e acciaio, è stato il più forte dal febbraio 2021. I volumi delle esportazioni sono, però, aumentati dell’1,2%, segnalando che gli esportatori stanno continuando ad assorbire i costi dei dazi statunitensi abbassando i prezzi di vendita per mantenere la loro quota di mercato.

Anche le importazioni sono diminuite del 7,5% poiché le spedizioni di petrolio, carbone e gas naturale liquefatto sono crollate a doppia cifra. La bilancia commerciale è passata a un deficit di 117,5 miliardi di yen dall'attivo di 152,1 miliardi di giugno. Le attese degli economisti indicavano un attivo a 196,2 miliardi. In controtendenzagli ordini di macchinari core a giugno, in aumento del 3% su base mensile, oltre le previsioni. Ma le proiezioni per il terzo trimestre indicano un calo del 4% rispetto al trimestre precedente, segnalando cautela da parte delle imprese sugli investimenti.

Il nuovo calo delle esportazioni potrebbe rafforzare i timori sulla capacità dell’economia giapponese di continuare a crescere mentre i dazi di Trump pesano sul commercio globale. Finora l’economia di Tokyo è riuscita a crescere negli ultimi cinque trimestri, nonostante la debolezza dei consumi interni, ma ulteriori cali delle esportazioni potrebbero riportarla in recessione.

Il calo continuo delle esportazioni potrebbe anche spingere il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, ad adottare un atteggiamento più cauto. La capacità dell’economia giapponese di mostrare resilienza di fronte ai dazi statunitensi è infatti un fattore cruciale per la BoJ nel valutare il momento più opportuno per il prossimo rialzo dei tassi d’interesse. La banca centrale dovrebbe mantenerli invariati nella prossima riunione del 19 settembre.

Reggono le borse cinesi mentre la PBoC lascia invariati i tassi

In leggero calo, invece, l’indice CSI 300 (-0,07%), piatto lo Shanghai Composite, mentre l’Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,57% a causa delle perdite del settore tecnologico. Meglio l’indice australiano Asx 200, salito dello 0,11%, avvicinandosi al massimo storico.

La Banca Popolare Cinese ha mantenuto invariati i tassi sui prestiti a 1 e 5 anni, come ampiamente previsto dagli economisti, con l’aspettativa che Pechino ricorra a maggiori stimoli fiscali piuttosto che a un allentamento monetario. In particolare, il tasso di interesse primario sui prestiti a un anno è rimasto al 3%, mentre quello sui prestiti a cinque anni al 3,5%. La maggior parte dei prestiti, nuovi e in essere, in Cina si basa sul tasso di interesse a un anno, mentre il tasso a cinque anni influenza il prezzo dei mutui.

Secondo Goldman Sachs, le autorità cinesi potrebbero dover introdurre ulteriori stimoli fiscali entro la fine dell’anno per proteggere l’economia dall’aggravarsi della crisi immobiliare, dai dazi statunitensi e dall’impatto negativo sulla crescita derivante dalla campagna governativa contro la sovracapacità. «Per garantire una crescita e un’occupazione stabili nel prossimo anno, manteniamo la nostra opinione che un’ulteriore espansione fiscale potrebbe essere necessaria verso la fine dell’anno», hanno previsto gli economisti di Goldman Sachs.

I rapporti commerciali positivi tra Stati Uniti e Cina hanno sostenuto i listini cinesi. Il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha, infatti, affermato che gli Stati Uniti sono soddisfatti dell’attuale assetto tariffario con la Cina, un segnale che l’amministrazione Trump intende mantenere la calma con il proprio rivale economico prima che a novembre scada la tregua commerciale. In un’intervista a Fox News, alla domanda su quando si sarebbero visti progressi nei negoziati, Bessent ha dichiarato che «siamo molto contenti» della situazione con la Cina. «Penso che, al momento, lo status quo funzioni piuttosto bene», ha aggiunto. Attualmente la Cina rappresenta la voce di entrata più importante nei ricavi da dazi. «Abbiamo avuto ottimi colloqui con la Cina. Immagino che li rivedremo prima di novembre», ha concluso Il Segretario al Tesoro Usa.

A sostenere i mercati cinesi è stato anche il possibile accordo di pace Russia-Ucraina che potrebbe spingere gli Usa ad allentare la pressione sugli acquisti di petrolio russo da parte di Cina e India. In frazionale rialzo l’indice indiano Nifty 50 (+0,13%). L’India deve affrontare dazi del 50% sulle proprie esportazioni verso gli Usa, proprio poiché Washington ha criticato gli acquisti di petrolio russo da parte di Nuova Delhi. (riproduzione riservata)



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