L’Asia rimbalza grazie a Wall Street e al pacchetto di salvataggio da 30 miliardi di dollari da parte di un gruppo di grandi banche americane nei confronti di First Republic Bank, che però nel trading after hour perde il 17% a 34,27 dollari.
Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dell’1,12%, Hong Kong dell’1,8%, Shanghai dell’1,4%, bene anche l’oro (+0,5% a 1.934 dollari l’oncia) e il petrolio Wti americano a 68,89 dollari il barile (+0,8%). Si rinforzano le maggiori valute sul dollaro in media dello 0,4%, l’euro passa di mano a 1,065, lo yen a 133, la sterlina a 1,2155. Il T bond Usa decennale vede il rendimento in calo dal 3,56% di inizio sessione asiatica al 3,55%. I futures su Wall Street sono positivi per lo 0,2%.
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Tutti gli occhi sono ora puntati sulla riunione politica della Federal Reserve della prossima settimana, con gli operatori che discutono se la banca centrale seguirà l'esempio della Bce che giovedì ha tirato dritto e alzato i tassi dello 0,5% al 3% come previsto nonostante lo scossone globale sulle banche. Il mercato prevede che la Fed avvierà presto una svolta e inizierà a tagliare i tassi quest'anno.
Il sentiment sul settore finanziario è stato rafforzato dal massiccio sostegno della Banca nazionale svizzera a Credit Suisse Group, che ha aperto una linea di liquidità al gruppo elvetico (quest’ultimo ha avvisato che userà fino a 50 miliardi di franchi svizzeri) e il titolo è rimbalzato del 20%.
Ad aiutare ulteriormente il sentiment, 11 banche statunitensi tra cui JP Morgan Chase & Co, che depositeranno fino a 30 miliardi di dollari per salvare First Republic Bank.
A dimostrazione che non tutte le preoccupazioni sono svanite, le azioni della banca, che avevano chiuso in rialzo del 10% dopo una giornata volatile che ha visto il trading interrotto 17 volte, sono crollate del 17% nel trading after-market.
Inoltre, i dati hanno mostrato durante la notte che le banche hanno cercato quantità record di liquidità di emergenza dalla Federal Reserve negli ultimi giorni, sottolineando l'entità dello stress nel sistema finanziario.
Le banche hanno preso in prestito un totale di 164,8 miliardi di dollari dalla Federal Reserve nella settimana terminata il 15 marzo, un segnale di crescenti tensioni di finanziamento all'indomani del fallimento della Silicon Valley Bank.
I dati della Federal Reserve hanno mostrato che un record di 152,85 miliardi è stato preso in prestito dalla finestra di liquidità offerta a sconto, il tradizionale strumento di sostegno per le banche nella settimana terminata il 15 marzo, in deciso aumento rispetto ai 4,58 miliardi della settimana precedente, scrive Bloomberg.
E altri 11,9 miliardi di dollari sono stati presi in prestito dal nuovo fondo di emergenza della Fed, lanciato domenica. Il dato evidenzia un sistema bancario ancora in tensione e alle prese con la migrazione dei depositi dopo il fallimento della californiana Svb e di Signature Bank. Fra l’altro Svb è ancora alla ricerca di un acquirente.
Nel frattempo, giovedì i banchieri centrali globali hanno introdotto quello che gli osservatori hanno interpretato come uno sforzo per bloccare gli aumenti dei tassi necessari per combattere l'inflazione.
Dopo l'aumento dello 0,5%, la Bce si è astenuta dal fornire indicazioni sui futuri rialzi dei tassi. I futures sull'Euribor scontano ora un aumento di un quarto di punto al 3,25% alla prossima riunione politica della della Banca centrale europea e la possibilità di un'altra.
Goldman Sachs ora vede i tassi in Eurozona raggiungere il picco del 3,5%, rispetto a una precedente previsione del 3,75%. I mercati sono anche tornati a prezzare in modo determinante un altro aumento di 25 punti base dalla Federal nella sua riunione della prossima settimana, anche se c'è invece una probabilità del 20% che la Fed si fermi.
Secondo Shane Oliver, capo economista di Amp Bank, «c'è ancora molta incertezza. La domanda chiave è se questo episodio dimostri un altro periodo relativamente breve di volatilità che presto si placherà o se sono i primi tremori di una grave crisi bancaria. In questa fase, la risposta è ancora ignota». (riproduzione riservata)