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Asia positiva, la Banca centrale australiana avverte: gli aumenti dei tassi possono rallentare
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Asia positiva, la Banca centrale australiana avverte: gli aumenti dei tassi possono rallentare

20 settembre 2022, 06:59 Ultimo aggiornamento: 07:00

In attesa della Fed su un altro rialzo dei tassi, le borse asiatiche martedì viaggiano positive. L'inflazione in Giappone tocca i massimi da 8 anni al 3%, mentre la Banca popolare cinese lascia invariati i tassi. Futures sopra la parità | Cina, la PboC inietta 12 miliardi di liquidità ma le borse finiscono in rosso. Chengdu esce dal lockdown

Le borse asiatiche viaggiano positive, martedì 20 settembre, in attesa della decisione della Fed sul rialzo dei tassi e con la Banca centrale australiana che ha avvertito oggi di un possibile rallentamento nel ritmo di inasprimento monetario. Alle ore 7:05 italiane il Nikkei sale dello 0,3%, Hong Kong balza dell'1,4% (il centro finanziario sta compiendo alcuni passi per riaprirsi all'esterno dopo un lungo isolamento da Covid), mentre Shanghai guadagna lo 0,4%.

L'oro sale dello 0,18% a 1.681 dollari per oncia, il petrolio Wti americano resta attorno a 85,76 dollari il barile mentre le maggiori valute si rafforzano appena contro il dollaro, l'euro passa di mano a 1,002, lo yen a 143,32, la sterlina a 1,1427. Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dal 3,39% di inizio sessione asiatica al 3,47%, mentre i futures su Wall Street sono positivi in media per lo 0,3%.

Inflazione in Giappone ai massimi da 8 anni

Il tasso di inflazione annuale in Giappone è salito al 3,0% ad agosto 2022 dal 2,6% di luglio, il valore più alto da settembre 2014, tra l'aumento dei costi di cibo e carburante a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina e il crollo dello yen. Nel frattempo, i prezzi al consumo di base sono aumentati del 2,8% su base annua, il massimo da ottobre 2014, al di sopra dell'obiettivo del 2% della Banca centrale per il quinto mese consecutivo.

Gli aumenti dei tassi in Australia potrebbero rallentare

La Reserve Bank of Australia ha aumentato i tassi di 50 punti base al 2,35% durante la riunione di settembre 2022, come previsto. La mossa ha seguito un aumento di 50 punti base ciascuno nei tre mesi precedenti e un aumento di 25 punti base a maggio, portando il costo del denaro a un livello che non si vedeva da gennaio 2015.

Nei verbali di settembre, il board della Banca centrale ha affermato che sta cercando di portare l'inflazione nell'intervallo del 2 -3% mantenendo l'economia su una strada uniforme. I membri del board hanno ribadito che si aspettano di incrementare ulteriormente i tassi di interesse nei prossimi mesi, ma non su un percorso prestabilito dal momento che dimensioni e tempi saranno guidati dai dati in arrivo. La banca centrale ha ribadito il suo impegno a fare quanto necessario per garantire che i prezzi tornino all'obiettivo, prestando attenzione a qualsiasi segnale di deterioramento della crescita economica globale dovuto alla stretta monetaria in molti Paesi, alla guerra in Ucraina, alle misure anti-Covid e ad altre sfide politiche in Cina. 

La Cina mantiene i tassi (LPR) invariati al 3,65%

La People's Bank of China ha mantenuto stabile il tasso chiave per i prestiti alle imprese e alle famiglie a settembre mentre lo yuan resta sempre molto debole. Il Loan Prime Rate (LPR) è rimasto invariato al 3,65%; mentre il tasso a cinque anni, di riferimento per i mutui, è stato mantenuto al 4,3%

Il board della Banca centrale di lunedì, nel frattempo, ha abbassato il costo del finanziamento dei pronti contro termine a 14 giorni dal 2,25% al 2,15% per rilanciare il credito e sostenere l'economia in rallentamento, riprendendo le operazioni dello strumento per la prima volta da fine gennaio. Ad agosto, la Cina ha tagliato i tassi di interesse di riferimento in seguito di una nuova ondata di Covid-19 e di una persistente flessione immobiliare.

Nel frattempo, Goldman Sachs ha scritto che l'imminente congresso del Partito Comunista cinese (il 20°, atteso a metà ottobre, dovrebbe confermare il terzo mandato al presidente Xi Jinping) potrebbe non riuscire a rilanciare i mercati azionari poiché le restrizioni del Covid e la crisi in corso del settore immobiliare aggiungono stress alle pressioni esistenti sull'economia. (riproduzione riservata)



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