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Asia, Nikkei -2,4% nonostante il pacchetto di stimoli da 21.300 miliardi di yen. Sell-off sui tecnologici
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Asia, Nikkei -2,4% nonostante il pacchetto di stimoli da 21.300 miliardi di yen. Sell-off sui tecnologici

21 novembre 2025, 07:50 Ultimo aggiornamento: 08:02

Borse asiatiche in caduta libera, colpite da un’ondata di vendite sulle azioni tecnologiche per i timori di valutazioni eccessive nell’AI. L'inflazione in Giappone accelera al 3% a ottobre. Il ministro delle Finanze pronto a intervenire sullo yen

Borse asiatiche in caduta libera, colpite da un’ondata di vendite sulle azioni tecnologiche per i timori di valutazioni eccessive nell’intelligenza artificiale nonostante i risultati record del colosso Nvidia. I mercati hanno seguito la scia debole di Wall Street, che ha chiuso la seduta del 20 novembre in netto ribasso, scaricando i titoli high tech.

L’entusiasmo per Nvidia svanisce

Infatti, il Nasdaq ha perso il 2,15%, scivolando a quota 22.078,05 punti, con il rally di Nvidia che si è interrotto (-3%). Sebbene il produttore di chip abbia superato le aspettative del mercato, gli investitori hanno sollevato dubbi sull’aumento significativo delle scorte della società.

Questo, in un contesto in cui le speranze di un taglio dei tassi d'interesse da parte della Fed a dicembre si affievoliscono sempre più perché i solidi dati sui salari hanno contribuito a escludere ulteriormente le aspettative di una sforbiciata al costo del denaro da parte della Fed a dicembre. I futures dell’S&P 500 salgono dello 0,29%, anticipando un rimbalzo.

I mercati asiatici hanno, inoltre, dovuto fare i conti con una serie di dati economici provenienti dal Giappone. L’indice peggiore è stato quello sudcoreano, il Kospi, con un calo del 3,78%. I produttori di chip di peso Samsung Electronics e SK Hynix, molto esposti a Nvidia e al settore dell’AI, hanno lasciato sul campo il 5,47% e l’8,58%, rispettivamente.

Nikkei -2,4%

L’indice Nikkei giapponese è sceso del 2,40% a 48.625 punti sempre a causa delle perdite nel settore tech, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha ceduto l’1,83%. Tsmc, un importante fornitore di Nvidia, è caduta del 4,81% e il gigante dell’elettronica Foxconn del 4,86%, quest’ultimo nonostante la firma di un accordo di fornitura con OpenAI.

Inflazione giapponese persistente

Le azioni giapponesi hanno risentito anche dei dati macro che hanno mostrato un’inflazione in accelerazione al 3% su anno a ottobre, contro il +2,9% di settembre e oltre l’obiettivo annuale del 2% della Bank of Japan, rinfocolando la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse già nella prossima riunione del 19 dicembre.

Il governatore, Kazuo Ueda, ha detto che la Banca del Giappone discuterà ai prossimi meeting la fattibilità e la tempistica di un aumento dei tassi, con un'attenzione particolare alle ricadute della crescita dei salari nel 2026.

Pacchetto di stimoli da 21.300 miliardi di yen

Il tutto mentre la prima ministra, Sanae Takaichi, ha approvato un pacchetto di stimoli all'economia giapponese da 21.300 miliardi di yen, nella prima importante iniziativa politica della nuova leader che si è impegnata a perseguire misure di bilancio espansive. 

Le preoccupazioni per un’eccessiva spesa fiscale sono state anch’esse un importante fattore negativo per i mercati giapponesi nelle ultime settimane, mentre gli investitori vendono i titoli di Stato e spingono i rendimenti ai massimi da diversi decenni.

Altri dati hanno offerto alcuni segnali positivi sull’economia giapponese. Il Paese ha, infatti, registrato un deficit commerciale a ottobre di 231,8 miliardi di yen inferiore alle attese di 280 miliardi grazie alla ripresa (+3,6%) delle esportazioni.

Il ministro delle Finanze pronto a intervenire sullo yen

A preoccupare è anche l’andamento dello yen che oscilla vicino ai minimi da gennaio. La valuta giapponese si è rafforzata fino a 157,112 per dollaro dopo le dichiarazioni del ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, che ha menzionato esplicitamente un intervento come un’opzione, tentando di frenare il calo della valuta.

«Il governo adotterà misure appropriate contro movimenti disordinati del mercato valutario, inclusi quelli guidati dalla speculazione, quando necessario, in linea con l’approccio stabilito nella dichiarazione congiunta Giappone-Usa pubblicata a settembre», ha detto Katayama. «Poiché il documento includeva chiaramente la possibilità di un intervento sul mercato valutario, è naturalmente qualcosa che possiamo considerare».

È insolito che un ministro delle Finanze giapponese utilizzi la parola «intervento», per cui il messaggio più deciso ha rafforzato lo yen anche se sembra solo un movimento temporaneo. Il Giappone è intervenuto sui mercati in quattro occasioni lo scorso anno per sostenere lo yen, spendendo circa 100 miliardi di dollari. Dal 2022 gli interventi del Giappone sono costati circa 173 miliardi di dollari. Gli operatori guardano alla soglia di 160 yen per dollaro, un livello attorno al quale le autorità erano intervenute ripetutamente l’anno scorso.

Diversi fattori pesano sulla moneta, tra cui le speculazioni secondo cui le politiche pro-stimolo della premier Sanae Takaichi potrebbero dissuadere la Bank of Japan dall’alzare i tassi nel breve termine, proprio mentre le aspettative di un taglio da parte della Fed si sono ridotte. «Lo yen sta diventando un giocattolo molto affilato con cui giocare. Il mercato sta diventando insensibile ai commenti dei funzionari giapponesi, e ci sono solidi argomenti macroeconomici che giustificano uno yen più debole», ha affermato Rodrigo Catril, strategist valutario della National Australia Bank. «L’inflazione è ben al di sopra del target della BoJ, eppure la banca resta riluttante ad alzare i tassi. L’influenza politica è un tema emergente e la credibilità della BoJ è in gioco».

Sell-off anche sulla Cina

Sell-off anche sugli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e  Shanghai Composite, in calo del 2,2% ciascuno anche a causa  dello scontro diplomatico tra Cina e Giappone, a seguito dei commenti di Takaichi su Taiwan. Stessa sorte per l’indice Asx 200 australiano che ha perso l’1,59%. (riproduzione riservata)



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