Borse asiatiche contrastate, mentre i titoli tecnologici si sono stabilizzati dopo il crollo recenti, con i mercati australiani che hanno raggiunto nuovi massimi storici grazie agli indici Pmi positivi ad agosto. Anche i mercati cinesi sono saliti, toccando livelli massimi pluriennali in scia all’ottimismo crescente su una ripresa economica. Invece, quelli giapponesi hanno sottoperformato, poiché i dati macro hanno mostrato una contrazione persistente, seppur in attenuazione, del settore manifatturiero.
Le borse asiatiche hanno ignorato i segnali contrastanti arrivati da Wall Street nella seduta del 20 agosto, dove le vendite sui titoli tecnologici hanno continuato a pesare. Gli investitori sono stati, inoltre, spaventati dai toni leggermente aggressivi emersi dai verbali della riunione di luglio della Fed che hanno ribadito l’approccio «wait and see» della banca centrale americana sui tagli dei tassi d’interesse. I future sull’S&P 500 scendono dello 0,07% e quelli sul Dow Jones dello 0,14% con l’attenzione rivolta al discorso del presidente della Fed, Jerome Powell, al Simposio di Jackson Hole in programma venerdì 22 agosto.
Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono saliti, rispettivamente, dello 0,68% e dello 0,40%. Il primo ha toccato il livello più alto dall’ottobre 2025, il secondo ha rivisto il massimo da oltre nove anni. I mercati cinesi hanno corso per tutto agosto, sostenuti dalle aspettative che Pechino possa introdurre nuove misure di stimolo, soprattutto dopo i dati deludenti di luglio.
Intanto le principali municipalità cinesi stanno fissando obiettivi per raggiungere almeno il 70% di autosufficienza nei semiconduttori per l’intelligenza artificiale entro il 2027, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal leader statunitense Nvidia, come richiesto ad aprile dal presidente Xi Jinping.
In particolare, Shanghai ha delineato un piano per garantire il controllo domestico su oltre il 70% dei chip utilizzati nei data center, mentre Pechino ha fissato un obiettivo ancora più ambizioso del 100% entro il 2027, secondo un rapporto di Shanxi Securities, citato dal quotidiano Niikkei. Guiyang, che ospita diversi grandi data center tra cui uno utilizzato da Apple, ha richiesto che circa il 90% dei chip nei nuovi impianti sia di produzione cinese. All’inizio del 2024 Nvidia deteneva circa l’80% del mercato cinese dei chip AI, ma Shanxi Securities prevede che tale quota possa scendere al 50-60% entro cinque anni, grazie all’espansione della produzione da parte di Huawei, Cambricon e dell’unità Kunlun di Baidu.
A proposito di quest’ultima, l’indice Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,10% con le perdite del colosso internet Baidu che hanno compensato i guadagni in altri settori. Il titolo Baidu è sceso del 2,29% dopo aver registrato nel secondo trimestre un fatturato in contrazione del 4% a 32,7 miliardi di yuan, il peggior calo in circa tre anni, penalizzato dal rallentamento economico e dal calo delle entrate nella sua attività principale: la ricerca online. L’utile netto è aumentato del 33%, battendo le stime degli analisti che si aspettavano un calo.
Baidu punta molto sull’intelligenza artificiale generativa per la crescita futura, ma deve fronteggiare la concorrenza dei modelli open source come DeepSeek e di app AI-native in rapida diffusione. «La monetizzazione della ricerca basata su AI è ancora agli inizi e non ha ancora raggiunto la scala necessaria. I nostri ricavi e margini sono sotto pressione nel breve termine, con un terzo trimestre che si prevede particolarmente impegnativo», ha dichiarato il cfo, Henry He. L’azienda sta anche accelerando l’espansione internazionale del suo servizio di robotaxi Apollo Go, dopo aver avviato partnership con Uber e Lyft. Nel secondo trimestre i viaggi senza conducente sono più che raddoppiati a 2,2 milioni, raggiungendo un totale di 14 milioni ad agosto. Baidu prevede di portare i suoi robotaxi a Singapore e in Malesia già quest’anno.
Tra gli altri indici asiatici, quelli giapponesi Nikkei 225 e Topix sono scesi, rispettivamente, dello 0,6% e dello 0,45%, estendendo la correzione dopo i record raggiunti a inizio settimana. Gli indici Pmi hanno mostrato che il settore manifatturiero giapponese si è contratto di nuovo ad agosto, sebbene a un ritmo meno marcato del previsto a 49,9 punti (48,9 punti a luglio). Il dato è migliore delle stime degli economisti a 49,2 punti. L'indicatore si mantiene comunque al di sotto della soglia critica dei 50 punti, denotando contrazione dell'attività. La crescita del settore dei servizi ha, invece, rallentato a 52,7 punti dai 53,6 precedenti.
Dopo questi dati macro lo yen si è spento nei confronti del dollaro, che vale 147,413 (+0,07%), e i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 20 anni hanno raggiunto nuovi massimi pluridecennali, spinti dai timori per un’espansione fiscale e dal calo della domanda degli investitori esteri: gli acquisti di obbligazioni con scadenza oltre i 10 anni sono scesi a 480 miliardi di yen a luglio, un terzo rispetto al mese precedente.
Il rendimento del 20 anni ha toccato il 2,655%, superando il picco del 1999. Quello del decennale è salito all’1,61%, il livello più alto dal 2008, mentre quello del trentennale è arrivato al 3,18%, vicino al massimo storico del 3,2% registrato a luglio. Un aumento sostenuto dei rendimenti decennali potrebbe pesare sulla spesa delle famiglie e sugli investimenti delle aziende, poiché questo tasso è un punto di riferimento cruciale per mutui e finanziamenti societari. Meglio l’indice Nifty 50 indiano è cresciuto dello 0,27%, dopo aver superato il 20 agosto quota 25.000 punti per la prima volta in quasi un mese.
E se l’indice sudcoreano Kospi, in crescita dello 0,50%, ha recuperato terreno dopo tre giorni di forti ribassi, l’indice australiano Asx 200 è balzato dello 0,96% per la prima volta sopra la soglia dei 9.000 punti. Il listino australiano ha beneficiato dello spostamento degli investitori dai titoli tecnologici verso settori più sensibili al ciclo economico, come finanziari e materie prime, che rappresentano i due comparti principali dell’Asx. Anche i dati positivi sull’indice Pmi hanno sostenuto le azioni: i settori manifatturiero e dei servizi sono cresciuti entrambi ad agosto a un ritmo più sostenuto rispetto al mese precedente. (riproduzione riservata)