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Asia, l’India cade (-1%): in vigore da oggi i dazi Usa al 50%. La cinese Cambricon torna in utile e vola in borsa
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Asia, l’India cade (-1%): in vigore da oggi i dazi Usa al 50%. La cinese Cambricon torna in utile e vola in borsa

27 agosto 2025, 07:51 Ultimo aggiornamento: 09:00

Borse asiatiche in frazionale rialzo con i titoli tecnologici sorvegliati speciali in attesa dei risultati di Nvidia dopo la chiusura di Wall Street. Gli investitori giapponesi vendono bond a sconto

Borse asiatiche in frazionale rialzo con i titoli tecnologici sorvegliati speciali in attesa dei risultati del secondo trimestre del 2025 del colosso statunitense dell’intelligenza artificiale, Nvidia, dopo la chiusura di Wall Street. I futures statunitensi scambiano in leggero rialzo (+0,05% quello sul Dow Jones e +0,06% quello sull’S&P500) mentre gli investitori sono preoccupati per l’indipendenza della Fed, alla luce dei tentativi del presidente, Donald Trump, di licenziare la governatrice, Lisa Cook.

Le borse cinesi tirano il fiato

L’indice Shanghai Shenzhen CSI 300 è salito solo dello 0,13% e ha stornato l’indice Shanghai Composite (-0,21%), restando comunque entrambi vicini ai massimi pluriennali toccati all’inizio della settimana. I dati macro hanno mostrato che i profitti industriali a luglio sono scesi dell’1,5% su base annua, in miglioramento rispetto al -4,3% del mese precedente, segnalando un rallentamento della contrazione. In particolare, il settore manifatturiero ha evidenziato una ripresa grazie alla crescita degli utili delle aziende legate ai semiconduttori, che hanno registrato incrementi a tre cifre, segno che gli sforzi per ridurre la sovracapacità stanno iniziando ad alleviare la pressione della concorrenza tra i produttori. Il mercato azionario cinese ha aggiunto oltre 1.000 miliardi di dollari di valore ad agosto, spinto dalle aspettative di nuovi stimoli da parte del governo e dagli investitori in cerca di alternative. In particolare, l’indice Shanghai Composite ha toccato il massimo degli ultimi dieci anni e il CSI 300 è rimbalzato di oltre il 20% dal minimo del 2025.

Anche l’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,46% nonostante la forza dei titoli tecnologici, in particolare dei produttori di chip in scia alle scommesse che gli sviluppatori di AI del Paese ricorreranno a chip di produzione nazionale piuttosto che a soluzioni straniere. A inizio mese Pechino ha messo sotto esame il chip AI di Nvidia venduto localmente, l’H20, e contemporaneamente ha promosso l’uso di chip prodotti in Cina. Le prospettive di Nvidia sulle vendite nel Paese saranno attentamente monitorate quando il produttore di chip pubblicherà i risultati, mentre aumentano i dubbi sulla redditività a lungo termine dell’intelligenza artificiale.

La cinese Cambricon torna in utile

Il produttore di chip di intelligenza artificiale Cambricon Technologies è balzato del 9,7%, il livello più alto dal debutto nel luglio 2020, dopo aver annunciato che l’utile netto nel primo semestre è migliorato a 1 miliardo di yuan (139,8 milioni di dollari) rispetto a una perdita di 530 milioni di yuan nello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi sono saliti a 2,9 miliardi di yuan dai 64,8 milioni di yuan dell’anno scorso. Da inizio anno il titolo è salito del 107,8%.

Anche Semiconductor Manufacturing International, il più grande produttore cinese di chip per volumi, è schizzato del 6,23%, mentre Hua Hong Semiconductor del 3,10%. Tra gli altri titoli, Lens Technology, fornitore di Apple, ha guadagnato il 4,12% a Hong Kong, proseguendo il rally iniziato all’inizio della settimana dopo la pubblicazione di risultati semestrali solidi. L’ottimismo per la prossima linea iPhone 17 di Apple ha ulteriormente spinto il titolo, dopo che Apple ha fissato al 9 settembre la data per la presentazione. Altri fornitori di Apple, tra cui AAC Technologies Holdings, Luxshare Precision Industry e Goertek sono saliti tra lo 0,5% e il 2,5%.

Gli investitori giapponesi vendono bond a sconto

In rialzo l’indice giapponese Nikkei 225 (+0,22%), sostenuto dal comparto tecnologico e da movimenti speculativi su alcuni titoli industriali. Il titolo Nikon è volato del 21% dopo le indiscrezioni riportate da Bloomberg secondo cui EssilorLuxottica sta valutando di incrementare la sua partecipazione fino al 20%. In rialzo anche Renova (+4%) sulla scia delle voci riguardanti potenziali offerte per progetti eolici a seguito del ritiro di Mitsubishi e Chubu Electric.

Lato bond, Bloomberg ha segnalato che gli investitori giapponesi sono così disperati nel voler alleggerire le proprie posizioni nei  titoli di Stato giapponesi che alcuni sono disposti a venderli con uno sconto alla banca centrale. Durante le operazioni di acquisto di obbligazioni regolarmente programmate dalla Bank of Japan il 14 e il 20 agosto, è infatti accaduto qualcosa di insolito: il rendimento minimo accettato nelle operazioni ha coinciso con il rendimento medio accettato.

Si tratta di un evento raro, perché di norma i detentori di obbligazioni cercano di vendere i titoli al prezzo più alto possibile. Alcuni investitori hanno presentato offerte squilibrate per vendere 350 miliardi di yen (2,4 miliardi di dollari) di debito sovrano domestico con scadenza compresa tra i cinque e i dieci anni. L’ultima volta che si è verificata un’anomalia simile risale a dieci anni fa, poco prima che i rendimenti a lungo termine scendessero sotto lo zero, quando la BoJ intraprese un allentamento monetario per cercare di trascinare l’economia fuori dalla deflazione. 

Mentre il Kospi della Corea del Sud è rimasto piatto, con il principale fornitore di Nvidia, SK Hynix, in calo dell’1,05%. Invece, il titolo della società di cancelleria Monami è volato al massimo degli ultimi 19 mesi (+9,7%) dopo che Trump all’inizio di questa settimana ha elogiato una penna usata dal presidente sudcoreano, Lee Jae-Myung, in mezzo alle speculazioni infondate secondo cui la penna fosse prodotta da Monami.

L’inflazione in Australia cresce più delle attese

In frazionale rialzo l’indice Asx 200 dell’Australia, cresciuto dello 0,23% grazie ai titoli minerari soprattutto dopo che la recente chiusura di una miniera da parte di Rio Tinto ha fatto salire i prezzi del minerale di ferro. Ma i guadagni sono stati compensati dalle forti perdite di Woolworths (-13,76%) dopo che il più grande operatore di supermercati australiano ha riportato utili annuali deludenti. A pesare sono stati anche i dati sull’indice dei prezzi al consumo che hanno mostrato un aumento, +2,8% su base annua, superiore alle attese di un +2,3% a luglio a causa dei rincari di elettricità e alimentari. La sorpresa inflazionistica ha raffreddato le aspettative di un taglio dei tassi a settembre da parte della Reserve Bank of Australia. I verbali della riunione di agosto della Rba hanno mostrato martedì 26 agosto che la banca centrale era disposta a tagliare ulteriormente i tassi solo se l’inflazione fosse scesa in linea con le sue previsioni. 

L’India cade (-1%): in vigore da oggi i dazi Usa al 50%

Infine, l’indice Nifty 50 è arretrato dell’1,02% con l’entrata in vigore dei dazi del 50% (dal 25% precedente), i più alti in Asia, imposti da Trump contro l’India. Mirano principalmente a frenare gli acquisti eccessivi di petrolio russo da parte di Nuova Delhi che, a detta del tycoon, sta finanziando la guerra del presidente, Vladimir Putin, in Ucraina. L’India ha difeso i propri legami con Mosca e ha definito le azioni degli Stati Uniti «ingiuste, ingiustificate e irragionevoli”.

La nuova tariffa lascia la maggior economia in più rapida crescita al mondo di fronte a un probabile crollo del commercio. Inoltre, minaccia la competitività del Paese rispetto a rivali come Cina e Vietnam, sollevando dubbi sulle ambizioni del primo ministro, Narendra Modi, di trasformare la nazione asiatica in un importante polo manifatturiero. «Questo è uno shock strategico che minaccia la presenza di lunga data dell’India nei mercati statunitensi ad alta intensità di manodopera, rischia una disoccupazione di massa nei poli di esportazione e potrebbe indebolire la partecipazione dell’India alle catene globali del valore», ha dichiarato a Bloomberg Ajay Srivastava, fondatore del think tank Global Trade Research Initiative. I concorrenti, ha aggiunto, ne trarranno vantaggio, «escludendo l’India dai mercati chiave anche dopo la revoca dei dazi».

Comunque, alcuni settori strategici saranno esentati dai dazi. Le esportazioni di elettronica, ad esempio, non saranno colpite, risparmiando per ora i massicci investimenti di Apple nelle nuove fabbriche in India. Anche le esportazioni di farmaci rimangono escluse.

Un team di funzionari statunitensi, che dovevano arrivare in India tra il 25 e il 29 agosto per il sesto round di negoziati, ha rinviato la visita, alimentando i timori che le due parti riescano a concludere un accordo entro l’autunno, obiettivo fissato durante la visita di Modi alla Casa Bianca a febbraio.

Il deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti ha spinto l’India ad allontanarsi dagli Stati Uniti e a rafforzare i legami con gli altri membri del blocco Brics. Pechino e Nuova Delhi, negli ultimi mesi, hanno cercato di ricucire i rapporti crollati dopo i violenti scontri al confine nel 2020. Modi dovrebbe incontrare il presidente cinese, Xi Jinping, a margine di un vertice sulla sicurezza in Cina la prossima settimana, la sua prima visita nel Paese dopo sette anni.

Allo stesso tempo, India e Russia si sono impegnate ad aumentare del 50% il commercio, fino a 100 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. L’India ha incrementato le importazioni di petrolio russo dall’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022 e ora rappresenta il 37% delle esportazioni petrolifere della Russia, secondo Kasatkin Consulting. Citigroup ha stimato che i dazi del 50% comportino un ribasso annuale di 0,6-0,8 punti percentuali del pil indiano. L’impatto economico potrebbe essere attenuato dal fatto che l’economia indiana è trainata soprattutto dalla domanda interna, piuttosto che dalle esportazioni: rafforzare la fiducia dei consumatori e delle imprese è quindi cruciale per sostenere la crescita. (riproduzione riservata)



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