Dopo la netta inversione di Wall Street in fase finale, l'Asia chiude la settimana in rosso. A pesare sulla borsa americana i conti di Netflix, che ha perso il 20% nel trading afterhours dal momento che gli utili del quarto trimestre hanno evidenziato un rallentamento nella crescita degli abbonati. Anche Peloton è crollata del 23,93%, ma nella sessione regolare, dopo che la Cnbc ha riferito che l'azienda sta interrompendo temporaneamente la produzione dei prodotti per il fitness. Il calo di ieri manda il Nasdaq Composite in territorio di correzione, per il 12,7% sotto del picco di novembre. Il Dow e l'S&P 500, nel frattempo, sono almeno il 6% al di sotto dei loro massimi recenti.
Alle ore 7:05 italiane il Nikkei cede lo 0,9%, Hong Kong lo 0,6% e Shanghai lo 0,7%, l'oro viaggia laterale (1.841 dollari l'oncia), il petrolio Wti americano lascia sul terreno lo 0,8% a 82,69 dollari il barile. L'euro guadagna lo 0,14% a 1,1322, lo yen lo 0,22% a 113,83, la sterlina è debole (1,3588), mentre il T bond decennale, che due giorni fa rendeva l'1,89%, oggi rende l'1,77%, con i futures sul Nasdaq in netto rosso (-1,05) e quello sul'S&P pure (-0,5%). Il selloff mggiore, però, è sulle cripto, il Bitcoin (su Coindesk) perde l'8% a 38.537 dollari e l'Ether il 10% a 2.841 dollari dopo che ieri la Banca centrale russa ha proposto di vietare l'uso e l'estrazione di criptovalute nel Paese, adducendo minacce alla stabilità finanziaria, al benessere dei cittadini e alla sovranità della sua politica monetaria.
La Cina ha promesso di frenare l'influenza dei giganti della tecnologia sui governi riaffermando la spinta a rompere i legami tra denaro e potere. Il Partito Comunista "continuerà l'assalto alle fazioni interne e ai gruppi di interesse e sradicherà la corruzione che ha consentito una crescita disordinata e i monopoli", secondo quanto riporta un comunicato diffuso dopo un meeting del Politburo. Lo scrive oggi Bloomberg, aggiungendo che, "è un'altra cattiva notizia per i giganti della tecnologia, alle prese con le normative che sono state inasprite da oltre un anno".
Lo status di Hong Kong come calamita per la finanza internazionale sta peggiorando, mentre le società faticano nel convincere trader e banchieri a trasferirsi in città. Le continue e lunghe restrizioni ai viaggi internazionali sono la principale preoccupazione per le società e i dipendenti americani. L'Fmi ha avvertito questa settimana che la crescita economica di Hong Kong rallenterà al 3% quest'anno, mentre gli economisti hanno iniziato a ridurre le previsioni sul Pil.
L'amministrazione Biden sta monitorando i dati in tempo reale raccolti dalle società che operano in Cina per determinare se i focolai di Omicron rappresentano un rischio per le catene di approvvigionamento statunitensi. Nel frattempo, la Cina continua con i suoi tentativi di sradicare il Covid, questa volta ampliando i controlli sulla posta internazionale in entrata nel Paese, che sospetta porti con sé il virus. In questa direzione, l'Australia ha ritardato la riapertura il 5 febbraio per paura che Omicron possa causare "un'ondata di malattie", mentre la situazione sta andando nella direzione opposta in Thailandia, che prevede di accogliere nuovamente i turisti senza la necessità di metterli in quarantena.
Sul fronte geopolitico, gli Stati Uniti e la Germania hanno ribadito ieri che qualsiasi aggressione russa contro l'Ucraina scatenerebbe una risposta importante. Il presidente Joe Biden ha affermato che la Russia pagherà "un prezzo pesante" mentre il segretario di Stato Antony Blinken e il ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock hanno lanciato ulteriori avvertimenti dopo un incontro a Berlino con le controparti di Francia e Regno Unito. "Siamo a un punto decisivo", ha commentato Blinken, che incontrerà oggi il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, a Ginevra. (riproduzione riservata)