L'Asia viaggia in profondo rosso dopo che ieri l'S&P 500 ha chiuso in area ribassista a 3.749 punti (-3,88%) e il Nasdaq ha perso il 4,68% per paura che la Fed domani, mercoledì 15 giugno, alzi i tassi dello 0,75% e non dello 0,5% come previsto. Una mossa che non avviene da 28 anni. Alle ore 7:05 italiane l'indice Asia Dow perde l'1,6%, il Nikkei cede l'1,6% a sua volta, l'Hang Seng lo 0,9%, Shanghai l'1,6%, l'Asx/200 australiano il 4,23% (torna da una giornata di festività).
L'oro lascia sul terreno lo 0,33%, a 1.825 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano resta stabile attorno a 121 dollari il barile mentre l'euro sale dello 0,2% a 1,0428, lo yen scivola dello 0,24% a134,75, la sterlina guadagna lo 0,25% a 1,2767. Il Treasury decennale vede il rendimento laterale al 3,35% dopo il forte selloff di ieri, mentre sui futures su Wall Street torna il sereno (+1,2% il Nasdaq). A segnare oggi le maggiori perdite è il Bitcoin, che crolla letteralmente del 22,5% a 22.566 dollari (-27% in una settimana, -43% anno su anno).
Cina, gli investimenti esteri balzano del 17,3% grazie a Usa e Germania
Ieri sera l'S&P 500 è finito dunque in territorio ribassista, portandosi ai minimi di gennaio 2021 e in calo di oltre il 20% dall'ultimo record. I mercati temono un aumento dei tassi dello 0,75% domani, una mossa giudicata aggressiva che rischia di far finire l'economia statunitense in recessione. I mercati sono nervosi anche per il fatto che il governo ha messo migliaia di persone di nuovo in lockdown a Pechino dopo aver registrato un focolaio di Covid in un bar.
Gli investimenti diretti esteri in Cina sono aumentati del 17,3% su base annua a 564,2 miliardi di yuan (87,77 miliardi di dollari) nei primi cinque mesi del 2022, secondo i dati del ministero del Commercio. Espressi in dollari, gli investimenti sono saliti del 22,6%, in particolar modo nel settore dei servizi (+10,8%), mentre l'afflusso di capitali nelle società high-tech è balzato del 42,7%. Le maggiori fonti di investimento sono arrivate dalla Corea del Sud (52,8%), dagli Stati Uniti (27,1%) e dalla Germania (21,4%).
Petrolio stabile a 121 dollari, i disordini in Libia riducono l'offerta
Martedì i futures sul greggio Wti si sono stabilizzati intorno a 121 dollari al barile. Un calo delle esportazioni petrolifere libiche in mezzo a disordini politici che hanno colpito la produzione e i porti rendendo più scarsa l'offerta, in un momento in cui altri produttori del cartello Opec+ stanno lottando per raggiungere gli obiettivi di produzione e la Russia sta affrontando il divieto di esportazione a causa della guerra in Ucraina.
Nel frattempo, i mercati attendono i dati settimanali sull'inventario degli Stati Uniti che oggi, martedì, sarà pubblicato dall'Api e mercoledì dall'Eia per avere maggiori indizi su quanto rimanga scarsa l'offerta di greggio e carburante.
Il Bitcoin torna ai livelli di dicembre 2020
Martedì il Bitcoin è sceso fin sotto i 22.000 dollari per poi riportarsi a 22.566, toccando il livello più basso da dicembre 2020 ed estendendo un'incessante ondata di vendita che ha spazzato via oltre 200 miliardi di dollari nell'intero mercato delle criptovalute. Le valute digitali risentono molto del selloff in atto sulle maggiori asset class, azioni e obbligazioni e della paura dei mercati di una recessione in arrivo causata dai rialzi dei tassi da parte della Fed.
Il settore delle criptovalute è stato messo sotto ulteriore pressione dopo che la piattaforma di prestito Celsius ha congelato i prelievi "a causa di condizioni di mercato estreme", suscitando timori di contagio. (riproduzione riservata)