L'Asia viaggia in rosso, mercoledì 6 luglio, i listini cinesi si allontanano dai massimi degli ultimi quattro mesi, con la paura per il Covid e i lockdown corrrelati che torna a minacciare la ripresa economica del Paese. Hanno infatti ripreso i test di massa nelle grandi città della seconda maggiore economia al mondo. Alle ore 7:05 italiane il Nikkei cede l'1,07%, Hong Kong l'1,37% e Shanghai l'1,34%. L'oro guadagna lo 0,10% a 1.768 dollari per oncia, il petrolio Wti americano rialza la testa per l'1% a 100,5 dollari il barile dopo aver ceduto oltre l'8% ieri su timori di una recessione globale.
L'euro continua a calare confermandosi ai minimi degli ultimi 20 anni, a 1,0252, lo yen rimbalza del lo 0,45% a 135,23, la sterlina perde lo 0,2% a 1,1934 mentre il T bond Usa vede il rendimento scendere dal 2,88% al 2,833% e i futures su Wall Street sono appena sotto la parità.
Dopo aver mandato in lockdown stretto Shanghai da fine marzo all'inizio di giugno, a distanza di un solo mese dalla riapertura, il governo di Pechino torna ai test di massa per il Covid e sulle restrizioni ai movimenti. Il numero di città che limitano gli spostamenti locali è più che raddoppiato in una settimana a quota 11, con le ultime misure che rappresentano il 14,9% del Pil del Paese, secondo i calcoli degli analisti di Nomura.
È un deja vu a Shanghai, scrive Bloomberg. I funzionari della città hanno lanciato test di massa per il Covid in nove distretti dopo aver rilevato contagi negli ultimi due giorni, alimentando la preoccupazione che il maggiore centro finanziario cinese possa ritrovarsi ancora una volta totalmente in lockdown in base alla politica del presidente Xi Jinping sul Covid-Zero.
La città da 26 milioni di abitanti è "recentemente uscita da un brutale blocco di due mesi che ha avuto un impatto enorme sugli abitanti e sull'economia", scrive Bloomberg. L'approccio Covid-Zero ha lasciato la Cina isolata dal resto del mondo e la maggior parte degli economisti prevede che il Paese non raggiungerà il suo obiettivo di crescita annuale per il 2022.
I prezzi del petrolio sono aumentati mercoledì dopo essere scesi al di sotto del livello chiave di 100 dollari a barile nella sessione precedente, dal momento che i problemi dal lato dell'offerta hanno superato i timori di una potenziale recessione a causa dell'aggressivo inasprimento delle banche centrali. Nel frattempo, l'Arabia Saudita ha alzato i prezzi del greggio di agosto per gli acquirenti asiatici a livelli quasi record, mentre gli analisti stanno attribuendo il rimbalzo ai movimenti di ricopertura dopo gli short e alla caccia del greggio a prezzo ridotto. Il petrolio Wti americano scambia mercoledì a circa 100 dollari al barile e il Brent non lontano da 104 dollari.
Mercoledì l'indice del dollaro (Dollar Index) si è mantenuto sopra 106,5, avvicinandosi ai livelli più alti degli ultimi 20 anni, dal momento che i crescenti timori di recessione hanno spinto gli investitori verso la valuta ritenuta un rifugio nei momenti di crisi finanziaria ed economica. La paura è causata da rialzi aggressivi dei tassi di interesse tra le principali banche centrali pensati per contenere l'elevata inflazione.
Il biglietto verde è anche sostenuto dalle aspettative che il ritmo della stretta monetaria della Federal Reserve non si abbasserà nella seconda metà del 2022. La scorsa settimana, i politici della Fed hanno consolidato le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi, segnalando un altro aumento di 75 punti base a luglio per arrestare i prezzi in aumento. Gli investitori ora attendono la pubblicazione dei verbali del Fomc mercoledì e il report sulle buste paga venerdì. (riproduzione riservata)