Dopo la brutta chiusura di Wall Street, i mercati azionari asiatici viaggiano in rosso martedì 6 dicembre. Alle ore 7:50 italiane il Nikkei sale dello 0,24%, l’Hang Seng perde l’1,23%, Shanghai cede lo 0,17%.
Gli investitori temono che i dati sul settore servizi statunitensi migliori del previsto inducano la Fed ad alzare i tassi di interesse per un periodo più lungo. E non a caso lunedì il Vix, l’indice della volatilità, è balzato di quasi il 9%.
Per contro, i segnali di un'ulteriore riapertura in Cina sostengono in parte le azioni della Cina continentale. Anche le azioni australiane sono in calo (Asx/200 -0,5%) dopo che la Reserve Bank of Australia ha alzato i tassi di 25 punti base al 3,1%, portando i costi di finanziamento ai massimi negli ultimi dieci anni.
L’oro viaggia laterale a 1.782 dollari per oncia, il petrolio Wti americano guadagna lo 0,45% a 77,28 dollari il barile. Lo yen cede lo 0,3% a 137,19, mentre l’euro si posiziona a 1,0489 e la sterlina 1,2188.
Il T bond decennale americano vede il rendimento in leggera salita al 3,856%, intanto i futures su Wall Street si muovono in debolezza.
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La Reserve Bank of Australia ha alzato il costo del denaro di 25 punti base al 3,1% nella riunione finale del 2022, in linea con le previsioni di mercato. La mossa ha segnato l'ottavo rialzo consecutivo dei tassi, portando i costi di indebitamento a un livello mai visto da novembre 2012, con il board che ha segnalato ulteriori aumenti in vista dal momento che l'inflazione in Australia è considerata troppo alta.
La decisione di martedì, attesa dai mercati, porta gli aumenti cumulativi della Banca centrale a partire dallo scorso maggio a 3 punti percentuali, il più netto inasprimento annuale dal 1989. Il board ha aggiunto che l'inflazione in Australia raggiungerà un picco di circa l'8% quest'anno prima di diminuire nel 2023 e calare poco sopra il 3% nel 2024.
La Rba ha ribadito il suo impegno a portare l'inflazione ai livelli target e che farà tutto il necessario per raggiungere questo obiettivo.
Gli Stati Uniti e l'Unione Europea stanno soppesando l’idea di applicare nuove tariffe su acciaio e alluminio di provenienza dalla Cina per cercare di combattere le emissioni di carbonio.
La mossa segnerebbe un nuovo approccio, poiché gli Stati Uniti e l'Ue cercherebbero di utilizzare i dazi, solitamente impiegati nelle controversie commerciali, per promuovere la loro agenda sul clima secondo quanto riporta Bloomberg.
Il nuovo quadro si rivolge principalmente alla Cina, il più grande produttore di anidride carbonica, nonché il maggiore produttore mondiale di acciaio e alluminio, così come altre grandi nazioni inquinanti. Ma il piano probabilmente aggraverebbe le divisioni tra Pechino e Washington. (riproduzione riservata)