Il Nikkei e l'Hang Seng hanno toccato i minimi degli ultimi due mesi dopo il violento selloff che ha investito Wall Street. Alle ore 7:10 italiane Hong Kong cede il 2,5% appesantita dai titoli del mattone, dell'ecommerce (come Alibaba) e del greggio anche perché i consumi di petrolio in Cina sono scesi del 4,8% ad aprile rispetto ad un anno prima. Shanghai, invece, in lockdown da 6 settimane ormai, è sopra la parità (+0,17%). L'oro guadagna lo 0,18% a 1.861 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano cede l'1% circa (dopo il -6% di ieri sera) a 102 dollari il barile proprio a causa della frenata cinese.
Sul fronte valutario, l'euro sale dello 0,15% a 1,0578, lo yen scambia in leggero calo a 130,46, la sterlina si rinforza dello 0,33% a 1,2372. Il T bond Usa decennale rende il 3,04% laterale, mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per l'1% dopo aver segnato un crollo del 4% ieri.
A pesare sul sentiment in Cina anche il fatto che Blackrock ha ridotto la sua esposizione alle azioni del Paese, a causa del peggioramento delle prospettive economiche e delle complicazioni geopolitiche dal momento che Pechino è alleata della Russia. Ieri i tre indici statunitensi hanno chiuso in forte ribasso, con il Dow e l'S&P scambiati a livelli che non si vedevano da più di un anno e il Nasdaq che ha toccato il minimo da novembre del 2020. Gli investitori sono sempre più preoccupati per le implicazioni di una maggiore stretta monetaria globale sulla crescita. Tutti i settori, ad eccezione dei beni di prima necessità, sono stati venduti ieri, con il selloff più pronunciato nei titoli tecnologici.
La spesa delle famiglie in Giappone è diminuita a marzo del 2,3% in termini reali sull'anno precedente, rispetto alle previsioni di un calo del 2,8%, un'inversione di tendenza da un aumento dell'1,1% il mese precedente. Si tratta del primo calo dei consumi personali dallo scorso dicembre, con i consumatori diffidenti nei confronti dell'aumento del costo della vita e nonostante l'allentamento celle restrizioni da Covid.
Quanto alla Cina, gli investitori locali stanno evitando i fondi azionari con le borse in forte sofferenza preferendo obbligazioni, depositi e prodotti del mercato monetario. Il denaro si sta dirigendo così rapidamente in alcuni veicoli di deposito che i gestori hanno iniziato a limitare i flussi per mantenere un limite alle dimensioni, scrive Reuters. L'avversione al rischio sta spingendo le stesse banche a investire la liquidità in commercial paper (è uno strumento finanziario di debito a breve termine emesso da un'impresa privata con scadenza massima a 270 giorni), piuttosto che in prestiti, complicando gli sforzi di Pechino per veicolare maggiori erogazioni nell'economia reale colpita dalla pandemia.
La nuova raccolta di fondi azionari è crollata dell'83% in Cina nel periodo gennaio-aprile rispetto all'anno precedente a 154,6 miliardi di yuan (23 miliardi di dollari), secondo la società di consulenza Z-Ben Advisors. La propensione al rischio è svanita negli ultimi mesi, a seguito della guerra in Ucraina, dei lockdown generalizzati in Cina e della fiammata dell'inflazione. I dati di Z-Ben indicano un aumento della raccolta di fondi obbligazionari negli ultimi due mesi per un totale di 127 miliardi di yuan (19 miliardi di dollari circa), ovvero il 27% in più rispetto ai livelli dell'anno precedente. (riproduzione riservata)