E' il mercato delle obbligazioni che oggi offre forse il segnale più chiaro: il T bond a 2 anni e quello a 5 anni rendono più del trentennale. L'emissione a due anni, infatti, restituisce il 2,47%, quella a 5 il 2,59%, quella a 30 il 2,46%. A rendere meno di tutti è l'obbligazione decennale, al 2,46%. Gli investitori stanno quindi vendendo ancora in maniera decisa la parte breve della curva per investire in quella a medio e lunghissimo termine, annusando sempre più una recessione imminente con la Fed impegnata in un percorso deciso di rialzo dei tassi. Non aiutano la guerra in Ucraina e la super inflazione.
Oggi Shanghai è chiusa per festività, mentre l'esercito in città sta facendo tamponi a 26 milioni di persone, scrive Reuters. Alle ore 7:05 italiane il Nikkei è poco sopra la parità, Hong Kong sale dell'1,24%, l'oro viaggia in debolezza a 1.921 dollari l'oncia, mentre il petrolio Wti americano è fermo a 99,32 dollari il barile. Poco mosse le valute, l'euro passa di mano a 1,1051, lo yen a 122,57, la sterlina a 1,3118, mentre il rendimento del T bond decennale sale dal 2,38% di inzio sessione al 2,41%. I futures su Wall Street sono per ora sotto la parità.
I mercati azionari restano contrastanti fra le richieste di ulteriori sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina, mentre le obbligazioni continuano a inviare segnali di allerta su un atterraggio duro dell'economia, con i rendimenti a breve termine che hanno raggiunto i massimi degli ultimi tre anni. Mentre i colloqui di pace tra Russia e Ucraina si trascinano senza un risultato tangibile, le immagini dei corpi dei civili trucidati a Bucha hanno spinto la Germania a proporre più sanzioni a Mosca nei prossimi giorni.
I futures sul greggio Wti sono stati scambiati oggi sotto i 100 dollari il barile, mantenendo un calo del 13% rispetto alla scorsa settimana, il mercato valuta gli effetti di un rilascio coordinato di riserve strategiche da parte di diverse nazioni consumatrici, mentre una tregua in Yemen potrebbe alleviare i problemi di interruzione dell'offerta in Medio Oriente. Il Wti è crollato la scorsa settimana dopo che il presidente Usa, Joe Biden, ha annunciato una massiccia immissione di greggio dalle riserve per combattere i prezzi sostenuti dalla guerra in Ucraina.
Anche Giappone e Gran Bretagna attingeranno dalle proprie scorte, una decisione cui potrebbe aggiungersi la Nuova Zelanda. Nel frattempo, l'Onu ha mediato una tregua di due mesi tra una coalizione a guida saudita e il gruppo Houthi allineato con l'Iran per la prima volta nel conflitto che dura da sette anni, un fatto che potrebbe normalizzare i flussi di energia. Intanto Teheran ha detto che è vicina al raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti, mentre le preoccupazioni sulla domanda in Cina restano, con Shanghai che ha esteso il lockdown.
I dati della scorsa settimana hanno mostrato che l'inflazione nell'Ue è ormai a livelli record (7,5%), facendo così pressione sulla Banca centrale europea per frenare i prezzi anche se la crescita sta rallentando bruscamente. "Sembra davvero che sia giunto il momento per la Bce di agire", hanno avvertito gli analisti di ANZ in una nota. "Sebbene Francoforte sarà cauta sull'aumento dei tassi, pare ormai certo che dovrebbe accelerare sulla chiusura del Qe".
La Federal Reserve ha già iniziato il percorso di aumento dei costo del denaro. "Ora ci aspettiamo che la Fed alzi i tassi di 50 punti base a maggio, giugno e luglio, prima di abbassare leggermente il ritmo con incrementi di 25 punti base a settembre, novembre e dicembre", ha scritto Kevin Cummins, capo economista statunitense di NatWest Markets. "Questo porterà i tassi al 2,50-2,75% entro la fine del 2022". (riproduzione riservata)