L'Asia chiude la settimana in netto rosso, alle ore 7:05 italiane il Nikkei perde il 2,23%, mentre l'Hang Seng cede il 2,42% e Shanghai lo 0,9%. L'oro sale dello 0,22% a 1.940 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano guadagna l'1,14% a 108,9 dollari il barile. I mercati vendono euro, che perde lo 0,33% a 1,1029 e comprano T bond Usa, il cui rendimento passa dall'1,85% all'1,79%, mentre i futures su Wall Street sono in calo in media dello 0,4%. Sul fronte del greggio, ai massimi dal 2013, gli analisti di JP Morgan prevedono che il Brent potrebbe chiudere l'anno a 185 dollari al barile se l'offerta russa continua a essere limitata.
Gli intensi combattimenti tra le truppe russe e ucraine hanno scatenato un incendio in un'area intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa. Le fiamme sono spuntate da un edificio di addestramento che sarebbe stato spento, secondo quanto ha riferito oggi il servizio di emergenza statale ucraino. Il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Jennifer Granholm, ha spiegato che non vi sono indicazioni di livelli elevati di radiazioni nell'impianto di Zaporizhzhia, che fornisce oltre un quinto dell'elettricità totale generata in Ucraina. Reuters, sul posto, riporta di aver filmato bombardamenti e fumo che si alzavano vicino a un edificio di cinque piani nel complesso dell'impianto.
Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity, ritene che nel contesto attuale di profonda incertezza le valutazioni del mercato giapponese a medio lungo termine appaiono molto interessanti sia "per il potenziale della crescita regionale, sia per la possibilità di una rivalutazione del listino nipponico più vicino ai livelli degli altri mercati sviluppati".
L'invasione dell'Ucraina da parte delle forze russe e le immediate e massicce sanzioni sull'aggressore da parte di Ue, Usa e altri paesi hanno messo il mondo finanziario su una strada imprevedibile. "Non sappiamo ancora quali effetti avranno le sanzioni sulle catene di approvvigionamento globale, sul sentimento dei consumatori, sull'inflazione", spiega il gestore. La Banca di Sviluppo Asiatico prevede comunque una crescita regionale del 5,3% nel 2022, un dato superiore all'Europa e agli Stati Uniti. Nel 2021 è stato firmato il patto più importante di libero scambio a livello globale, il Rcep, che copre il 30% del Pil globale e quasi un terzo della popolazione del mondo. "Questo patto darà spinta a una diversificazione delle catene di distribuzione che attualmente è molto concentrata in Cina verso i paesi Sud Est asiatici e apre una grande opportunità d’investimento anche per il Giappone, la Corea del Sud ed i paesi Asean", argomenta Zimmermann.
Il mercato azionario giapponese ha le valutazioni più attrattive tra i mercati sviluppati, sia a livello di valore intrinseco sia a livello di indebitamento aziendale. Il basso indebitamento dà alle aziende più spazio per gestire momenti di stress finanziario o geopolitico. "Va anche considerato che con una forte incertezza geopolitica ed economica, la visibilità e le previsioni sugli utili e le vendite diventano scarse. In questo contesto incerto, un basso valore aziendale e un modesto indebitamento sono dei criteri chiave per valutare un’azienda", sottolinea il gestore di Lemanik.
Un altro punto a favore del Giappone riguarda la previsione di un aumento dell’inflazione, anche se è un'arma a doppio taglio. Da un lato, l'inflazione riduce il potere d'acquisto, il che è un fattore negativo, "ma le valutazioni aziendali sotto il valore intrinseco sono anche un tipo di protezione inflazionistica". È anche per questo che il mercato si sposta attualmente di più verso il segmento value. In tale contesto Lemanik continua a ridurre l'esposizione in Cina. La crisi immobiliare nel Paese rimane un freno alla sua crescita, mentre le esportazioni potrebbero essere esposte al deterioramento geopolitico in Europa, conclude Zimmermann. (riproduzione riservata)