Con il rendimento del Treasury Usa decennale che si sta avvicinando al 4%, un livello che non vedeva da inizio 2010, le borse in Asia viaggiano in deciso calo mercoledì 28 settembre. Alle ore 7:05 italiane il Nikkei perde il 2,10%, Hong Kong il 2,5%, Shanghai l'1,05% su timore di un mondo in recessione spinto dal movimento rialzista dei tassi delle maggiori banche centrali, in primis Fed e Bce.
L'oro cede lo 0,35% a 1.630 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano lascia sul terreno l'1,45% a 77,36 dollari il barile. L'euro perde lo 0,43% a 0,9555 sul dollaro, lo yen, in parte tutelato dagli acquisti della BoJ, resta invariato a 144,6, la sterlina torna a scivolare dello 0,7% a 1,066. Il T bond Usa decennale vede il rendimento alzarsi in Asia dal 3,95% al 3,98%, mentre i futures su Wall Street sono in deciso calo (Nasdaq -1,07%, S&P 500 -0,8%).
Mercoledì le azioni di Hong Kong sono crollate fino a 456 punti, ovvero del 2,6% toccando i minimi da oltre 13 anni a quota 17.404 mentre i timori di una recessione globale sono aumentati a causa del rialzo dei tassi di interesse per domare un'inflazione elevata attesa al 10% entro fine anno. Negli Stati Uniti, l'S&P 500 durante la serata è sceso a sua volta ai minimi degli ultimi 2 anni, mentre l'indice Dow Jones all'inizio della settimana è entrato nel mercato ribassista.
Nel frattempo, la Banca Mondiale ha previsto martedì che l'economia cinese crescerà del 2,8% nel 2022, una forte decelerazione rispetto alla precedente previsione del 4,3%, un calo dovuto alle rigide misure di contenimento del Covid, l'indebolimento delle esportazioni e un aggravarsi della crisi immobiliare. A livello locale, i prezzi delle case nell'hub finanziario di Hong Kong sono diminuiti del 6,5% nei primi 8 mesi del 2022 e si prevede che scendano di circa il 10% per l'intero anno, il primo calo dal 2008, a causa dell'aumento dei costi dei mutui e di prospettive economiche in deciso calo.
Nel frattempo, nonostante l'intervento diretto della Banca popolare cinese lunedì a tutela di uno yuan debole, oggi, mercoledì, la valuta cinese è in deciso calo, con il dollaro in salita dello 0,75% a quota 7,23, un livello che non si vedeva dalla crisi finanziaria mondiale del 2008. La valuta cinese è quindi scesa ai minimi degli ultimi 14 anni nel mezzo di un prolungato rally del dollaro Usa mentre la Federal Reserve mantiene la sua politica di inasprimento aggressivo.
La banca centrale cinese ha aumentato le riserve di rischio di cambio per le istituzioni finanziarie al momento dell'acquisto di valute tramite contratti a termine al 20% dal valore precedente di zero a partire dal 28 settembre. Il rapporto di riserva era a zero dal 2020. All'inizio di settembre, la PboC aveva annunciato che intendeva abbassare l'importo di valuta estera che le istituzioni finanziarie devono detenere come riserve. A pesare sullo yuan anche gli outlook in peggioramento sulle prospettive economiche della Cina, con Nomura e Goldman Sachs che hanno drasticamente ridotto le loro previsioni di crescita anche per il 2023, convinte che Pechino si atterrà alla sua rigorosa strategia Covid-zero fino al prossimo anno. (riproduzione riservata)