Con un movimento a U che non si vedeva dal 2008, ieri Wall Street ha perso fino al 4,3% (Nasdaq) per poi chiudere con una sterzata finale in guadagno (+0,68%) trascinando però a terra le borse europee. Questa mattina i futures sugli indici americani, durante la sessione asiatica, sono in netto rosso (-1,26% il Nasdaq, -1% l'S&P 500) e stanno danneggiando i listini del Fareast. Alle ore 7:00 italiane il Nikkei perde l'1,83%, l'Hang Seng l'1,67%, Shanghai l'1,91%.
L'oro viaggia laterale a 1.841 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano sale dello 0,47% a 83,7 dollari il barile, l'euro scende dello 0,15% a 1,13, lo yen guadagna lo 0,15% a 113,81, mentre la sterlina cede lo 0,12% a 1,3474. Il T bond Usa decennale si muove in debolezza all'1,76%. Due le ragioni fondamentali di tanta volatilità: il timore che domani la Fed si dimostri troppo falco annunciando a marzo il rialzo dei tassi e l'inizio della riduzione del gigantesco bilancio in un momento delicato per l'economia, con gli effetti della variante Omicron a rallentare la ripresa (l'indice Ihs Markit US Composite Pmi è sceso al livello di 50,8 a gennaio da quota 57,0 di dicembre, indicando la crescita più debole da luglio 2020), dall'altro le forti tensioni sul lato gepolitico. La Nato, infatti, ha annunciato ieri ufficialmente che gli alleati dell’Alleanza Atlantica stanno inviando navi e caccia nell'Europa dell'Est "per rinforzare la capacità di deterrenza e difesa, mentre la Russia continua ad aumentare la presenza militare dentro e fuori dall'Ucraina".
il Pentagono ha poi annunciato di aver messo in allerta 8.500 soldati. Nel frattempo, la Germania, scrive oggi Bloomberg, si rifiuta di fornire armi all'Ucraina, "mantenendo la direzione politica di vecchia data di non esportarle nelle zone di conflitto". Continuano poi le tensioni di Medio Oriente, sempre ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato un attacco missilistico dei ribelli Houthi dello Yemen (sostenuti dall’Iran).
Intanto l'accordo commerciale firmato nel 2020 tra Stati Uniti e Cina sotto il governo Trump non è riuscito a ridurre il deficit commerciale bilaterale, aumentando la pressione sull'amministrazione Biden per affrontare i problemi economici irrisolti con Pechino. Nei due anni trascorsi da quando l'ex presidente Donald Trump ha firmato l'accordo, la Cina ha acquistato circa 237 miliardi di dollari di beni agricoli, manifatturieri ed energetici statunitensi, solo il 63% di quanto che aveva promesso di comprare, in base ad un'analisi di Bloomberg sui dati ufficiali cinesi. Con le elezioni di midterm di novembre che si stanno avvicinando, la Casa Bianca è sempre più sotto pressione per dimostrare di essere disposta a punire la Cina per non aver mantenuto la sua parte dell'accordo.
Il colosso immobiliare Evergrande (-5,38% a 1,76 dollari di Hong Kong) ha esortato gli obbligazionisti offshore (quelli internazionali, che hanno investito nei bond in dollari) a non adottare azioni legali aggressive sui rimborsi, dopo che un gruppo di creditori esteri ha minacciato di adottare misure esecutive. Il gruppo, fortemente indebitato, sta cercando più tempo per considerare elaborare un piano di smaltimento del rischio del debito che protegga gli interessi delle varie parti, ha scritto la società in una nota. Un gruppo di obbligazionisti ha reso noto la scorsa settimana che Evergrande non si è impegnato in modo sostanziale nel progetto di ristrutturazione. (riproduzione riservata)