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Un momento della presentazione del documento della strategia italiana sull’Artico
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Artico, il ministro Crosetto: servono regole condivise in un’area sempre più centrale per equilibri geopolitici

di Giusy Iorlano
16 gennaio 2026, 14:23 Ultimo aggiornamento: 16:00

Il governo presenta la Strategia della Politica Artica Italiana. Da energia a spazio e difesa, ecco tutte le imprese protagoniste  | Il dossier sulla Politica Artica Italiana

L’Artico entra a pieno titolo tra le priorità strategiche dell’Italia, sia sul piano geopolitico sia su quello economico-industriale. È quanto emerge dalla presentazione della Strategia della Politica Artica Italiana, un dossier di  52 pagine illustrato il 16 gennaio a Villa Madama dai ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto.

«L’Italia è convinta che l’Artico debba essere una priorità dell’Unione europea e della Nato», ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video messaggio (è atterrata ieri a Tokyo, ndr), sottolineando la necessità di una presenza coordinata dell’Alleanza atlantica nella regione per prevenire tensioni e contrastare le ingerenze di altri attori globali. Un riferimento che si inserisce nel quadro del crescente interesse internazionale per l’area, reso evidente anche dalle recenti posizioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia.

Anche se l’Italia non parteciperà con propri militari all’esercitazione ‘Arctic Endurance’ in Groenlandia, che coinvolgerà forze di Francia, Germania, Svezia e Norvegia. Il governo Meloni ha, d’altronde, ribadito più volte il rispetto del diritto internazionale, della sovranità danese e dell’autodeterminazione del popolo groenlandese. Secondo l’esecutivo, le principali minacce nell’area artica provengono da Russia e Cina: per questo l’Italia punta a collaborare con Nato e Ue mantenendo il coinvolgimento degli Stati Uniti, offrendo capacità satellitari e partecipando a esercitazioni mirate, senza però un dispiegamento diretto di truppe.

Tajani, presto tavolo imprese con principali gruppi

Accanto alle motivazioni strategiche, pesano in modo crescente le ricadute economiche e commerciali. In questa direzione si colloca l’annuncio del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato la preparazione di una missione imprenditoriale italiana dedicata all’Artico, in collaborazione con l’ambasciata italiana a Copenaghen. «Siamo osservatori del Consiglio Artico, ma anche parte attiva e questo significa lavorare in modo costruttivo sul piano industriale», ha spiegato Tajani, annunciando che presto darà «vita a un tavolo imprenditoriale sull’Artico con tutti i nostri gruppi principali già presenti: vogliamo sostenerli e essere al loro fianco, porre le basi per un ulteriore rafforzamento» ha detto. 

Il titolare della Farnesina ha richiamato l’attenzione sulla rilevanza delle materie prime strategiche, in particolare minerali critici e terre rare, di cui l’Artico è ricco. «Dobbiamo mobilitare le nostre imprese perché l’Italia, seconda potenza manifatturiera europea, deve essere protagonista anche dal punto di vista economico», ha aggiunto ricordando come la presenza italiana nella regione abbia radici storiche, ma oggi richieda «una strategia aggiornata e integrata a 360 gradi».

Da energia a spazio e difesa, ecco tutte le imprese protagoniste nell’Artico

Dall’Eni nel settore energetico, a Telespazio e Asi nello spazio, passando per Leonardo nella difesa, Fincantieri nella subacquea ed Enel Green Power nella geotermia. Sono diversi i grandi gruppi italiani citati nel dossier della Farnesina.

Nel settore energetico, riporta il documento, Eni «ha maturato una vasta conoscenza di contesti ad alta complessità come quello Artico mostrandosi molto sensibile all’impatto dei cambiamenti climatici e alla conservazione degli ecosistemi» e, nell’ambito di una più ampia collaborazione con il Cnr, «ha svolto anche approfondite ricerche sulle trasformazioni ambientali in Artico attraverso l’istituzione e lo sviluppo del Centro di Ricerca ‘Aldo Pontremoli’.

Nel settore spaziale e dell’osservazione satellitare, «opera attivamente e-Geos, una joint venture tra l’Agenzia Spaziale Italiana e Telespazio, occupandosi in primo luogo di gestire ed estrarre preziose informazioni dai dati raccolti dal sistema satellitare Cosmo-SkyMed».

Nel campo della cantieristica, il documento cita la «lunga tradizione» di Fincantieri anche nella costruzione di navi con codice polare e rompighiaccio attraverso la controllata norvegese Vard. Ma il gruppo di Trieste è chiamato in causa anche per gli investimenti nell’underwater «che nell’oceano Artico sta conoscendo un significativo sviluppo ed attira l’interesse di diverse altre imprese italiane, con riguardo in particolare alla subacquea, ai sistemi di immersione ed alla stessa connettività digitale per la produzione di cavi sottomarini ad alta capacità e la realizzazione di infrastrutture resilienti lungo le nuove rotte artiche».

Nel settore della difesa Leonardo è coinvolta attivamente nella regione partecipando, dal 2019, al progetto Arctic Security and Emergency Preparedness Network (ARCSAR), iniziativa che riunisce forze di sicurezza,autorità civili, centri di ricerca e attori industriali dei Paesi artici e atlantici con l’obiettivo di fronteggiare emergenze, catastrofi naturali e rischi legati alla crescente attività marittima nell’Artico.

Infine, il piano Artico segnala come «le competenze industriali italiane, quali quelle sviluppate in primis da Enel Green Power nel settore geotermico, possono essere messe direttamente a servizio dell’Artico per contribuire allo sviluppo di soluzioni energetiche pulite a livello locale ma dalle ricadute più ampie, guardando in particolare alle collaborazioni per la valorizzazione energetica della forza del vento e del mare nel rispetto dell’ecosistema Artico.

Crosetto, costruire regole in una terra di nessuno

Sul fronte della sicurezza, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito l’Artico «una terra di nessuno», nella quale diventa essenziale costruire regole condivise per evitare nuove fratture geopolitiche. Secondo Crosetto, il quadrante artico è destinato a diventare sempre più centrale per traffici commerciali, approvvigionamenti energetici e accesso alle materie prime, con effetti diretti sugli equilibri globali. In questo contesto, ha concluso, «difesa, ricerca e diplomazia» rappresentano il basamento della presenza italiana nei consessi internazionali, anche in un’area in cui il Paese non ha accesso diretto, ma interessi strategici di lungo periodo.

«Da tempo la Difesa si interessa dell’Artico, con la Marina, l’Aeronautica, l’Esercito. L’esercito, le esercitazioni non sono iniziate adesso. E che non sono sicuramente 15 soldati mandati in Groenlandia. Mi chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra l’inizio di una barzelletta. Io sono per allargare, non frazionare in nazioni un mondo già troppo frazionato. Penso sia nostro interesse tenere insieme il mondo occidentale, pensando sempre in ottica Nato, in ottica Onu», ha detto il ministro riferendosi alla scelta di alcuni paesi europei di raccogliere l’appello della Danimarca inviando militari per difendere Nuuk, per rispondere alle mire di Donald Trump. Si tratta di Svezia, Norvegia, Germania e Francia.

Sulla questione la premier Giorgia Meloni non si espone ma, secondo quanto si apprende, non sembra pronta a dare il via libera a Roma ad aderire a questa fase di impegno militare Ue in Groenlandia.

Anche se il ministro Crosetto non ha mancato di sottolineare che «la difesa avrà nei prossimi anni, per gli impegni che ci siamo assunti, la necessità dell'incremento del suo budget. Considero questo un incremento del budget per la ricerca, la diplomazia, per il Paese, non solo per la parte militare», ha concluso (riproduzione riservata)



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