La guerra in Ucraina potrebbe essere solo il primo di una lunga serie di conflitti di uno scenario geopolitico mondiale in totale rimescolamento. Mentre altri fronti minacciano di esplodere, come Cina-Taiwan, e non trova un assetto la polveriera mediorientale, le spese per la difesa in ambito Nato stanno raggiungendo cifre astronomiche. Sono arrivate a 2,2 miliardi di dollari nel 2022, un record storico, e non sembrano sul punto di diminuire. Da questa premessa parte la scommessa di Hanetf, che ha deciso di quotare, partendo da Londra e Francoforte, l’Etf Future of Defence (ticker NATO). Secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, il replicante sbarcherà in Borsa Italiana molto presto, ossia venerdì 14 luglio. Con un Total Expense Ratio (indicatore dei costi di gestione) dello 0,49%, l’Etf (a replica fisica) è un po’ più economico della media dei replicanti tematici censiti da Etf.com (0,6%).
Il prodotto di investimento replica l’Eqm Nato+ Future of Defence Index e usando un approccio passivo include società per le quali più del 50% dei ricavi complessivi derivi dalla produzione e dallo sviluppo di mezzi militari, attrezzature per la difesa o servizi di cybersicurezza forniti a Paesi della cosiddetta Nato Plus, cioè i 31 membri dell’Alleanza Atlantica più gli Stati considerati alleati degli Stati Uniti, quindi Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea del Sud e Israele. La scommessa di Hantetf è che i Paesi dell’alleanza allargata, e in particolare quelli europei, possano arrivare ben presto a sostenere sforzi economici militari superiori al 2% dei rispettivi prodotti interni lordi. Una soglia che in nazioni come l’Italia è ancora lontana (all’1,51% nel 2022, secondo i dati Nato), ma che il segretario generale Jens Stoltenberg, il cui mandato è stato peraltro prolungato proprio martedì 4 luglio per un altro anno, ha di recente definito «il minimo per quanto riguarda le spese in difesa».
Più in generale, l’assunto da cui parte l’Etf è che il mercato della difesa possa raggiungere nel 2027 i 718 miliardi di dollari di valore a livello globale, con un tasso di crescita composito annuo del 5,6%. «Fondi relativi alla difesa esistono, ma tendono a essere industriali pesanti e non focalizzati sulla Nato e sui suoi alleati, che per definizione sono un’alleanza difensiva e non di aggressione», ha segnalato Hector McNeil, fondatore e co-ceo di Hanetf.
L’esposizione al mercato americano è, come prevedibile, quella preponderante, circa il 62% di quella complessiva del replicante, che ha asset netti di 1,01 milioni di dollari. La società più pesata nell’indice è l’americana Broadcom (4,99%), specializzata in sistemi di cybersicurezza. Segue la francese Thales, società dell’aerospazio con cui Leonardo ha costituito la joint venture Thales Alenia Space. E proprio l’azienda leader in Italia nel settore della difesa, guidata oggi dall’amministratore delegato Roberto Cingolani, compare nel portafoglio dell’Etf con un peso del 3,12% (unica società italiana del paniere). Altri titoli di rilievo sono Palo Alto Networks (4,65%), Check Point Software (4,59%) e la tedesca Rheinmetall (4,48%). Quanto al peso specifico delle singole aree geografiche, si segnala una forte presenza di titoli israeliani (8,58%), visto anche lo sviluppo del Paese in ambito cybersecurity. Seguono Francia (7,79%), Regno Unito (5,38%) e Germania (5,19%). (riproduzione riservata)