Il titolo Ariston resta schiacciato sotto 4 euro (-1,33% a 3,87 euro in chiusura il 4 maggio) a Piazza Affari dopo il profit warning del competitor statunitense AO Smith. Il 30 aprile il rivale del gruppo italiano nel segmento Hot water (scaldabagni) ha pubblicato i risultati del primo trimestre fiscale 2026 e ha rivisto al ribasso le previsioni per l’intero esercizio 2026.
L’azienda ha riportato vendite nette nel trimestre pari a 946 milioni di dollari (-2% su base annua), inferiori alla stima del consenso Bloomberg di 975 milioni di dollari. In particolare, le vendite in Nord America sono cresciute del +1% su base annua, grazie ai prezzi favorevoli e all’effetto perimetro (+2% di contributo), ma la crescita è stata parzialmente compensata dalla riduzione dei volumi dovuta alla debolezza del settore degli scaldacqua, alla base di confronto difficile, a fattori specifici dell’azienda, tra cui le interruzioni nelle spedizioni legate al meteo. L’utile per azione diluito è stato pari a 0,85 dollari, in calo rispetto a 0,95 dollari dello stesso periodo del 2025.
A causa delle difficoltà in Cina e dell’incertezza legata a possibili cambiamenti regolatori attesi nella seconda metà del 2026 in Nord America, AO Smith ha rivisto al ribasso la guidance 2026 che ora indica ricavi tra 3,9 e 4 miliardi di dollari, con una crescita implicita del 2%-4% (contro il precedente 2%-5%), rispetto alla stima del consenso Bloomberg di 3,95 miliardi, e un eps rettificato tra 3,70 e 4 dollari (contro i 3,85-4,15 precedenti; 3,97 dollari il consenso).
L’impatto per l’italiana Ariston è considerato da Mediobanca Research leggermente negativo, poiché la società genera la maggior parte dei ricavi in Europa (oltre il 70%), mentre il Nord America rappresenta non più del 10% del fatturato annuo. Tuttavia, nonostante il focus degli investitori sia principalmente sul business Heating e sul mercato europeo, «i risultati di AO Smith confermano un contesto debole per il mercato statunitense degli scaldabagni (Hot water)».
Ariston riporterà i risultati del primo trimestre del 2026 il prossimo 6 maggio. Già durante la conference call sui risultati del 2025 il management aveva anticipato una partenza d’anno «soft». Alla luce di questa indicazione e dellle temporanee problematiche di approvvigionamento/supply-chain del business in Medio Oriente (4% delle vendite totali), Equita si aspetta un andamento organico del +0,4% guidato in larga parte dal business HP in Germania (20% delle vendite).
Complessivamente (includendo tre mesi di Russia e un impatto dei cambi valutari low single digit) «ci aspettiamo un fatturato pari a 660 milioni di euro, +1,9%, e un ebit adjusted in crescita del +2/+3% a 36 milioni dai 35 milioni del primo trimestre del 2025», prevede Equita, rammentando che il primo trimestre dell’esercizio è stagionalmente poco significativo: «per questa ragione confermiamo le nostre stime 2026, che vendono vendite organiche in crescita del 2,7% rispetto alla guidance della società di un +1%/+4% e margini al 7,4% ex Riello contro la guidance del +7/+8%, aspettando una maggior visibilità su una ripresa in Medio Oriente».
Il titolo Ariston tratta a un p/e adjusted 2026-2027 di 11-10x ed Equita ha confermato il rating buy con un target price a 4,60 euro e Mediobanca Research il giudizio outperform con un prezzo obiettivo a 5,50 euro. Il consenso Bloomberg vede 7 rating buy, 1 hold e 1 sell con un target price medio a 4,77 euro che offre un potenziale margine di apprezzamento del 22,6% rispetto alla quotazione attuale. (riproduzione riservata)