Ad agosto il mercato del caffè ha invertito bruscamente rotta: i prezzi delle varietà arabica e robusta hanno registrato rialzi, rispettivamente, del 40% e del 50%, interrompendo cinque mesi di calo. L’incertezza legata all’introduzione a inizio agosto di dazi al 50% sul prodotto brasiliano da parte degli Stati Uniti, anche se nel medio termine può portare a un rallentamento della domanda, ha innestato una marcata fase speculativa e i fondi scommettono al rialzo: tra il 12 e il 19 agosto, le posizioni nette lunghe degli operatori non commerciali su The Ice sono aumentate di oltre 2.000 contratti per l’arabica e di quasi 4.000 contratti per la robusta, un incremento complessivo superiore al 20%, osserva Carlo Bevilacqua, Responsabile Market Intelligence di Areté.
Tuttavia, a guidare i rialzi e ad alimentare ulteriormente la speculazione, è soprattutto l’incertezza relativa all’offerta di arabica in Brasile e in Colombia, esposta a fenomeni meteo avversi. In Brasile, la scarsità di precipitazioni e i fenomeni di gelate in alcune aree di produzione (soprattutto in Minas Gerais) hanno alimentato i timori di un impatto negativo sull’offerta. I danni restano ancora da valutare.
«I rischi di marcate revisioni a ribasso sul raccolto di arabica 2025/2026 (già proiettato in calo del 6%) sono limitati, tuttavia non si escludono impatti di medio termine (campagna 2026/2027) in un contesto di produzioni di arabica che risultano in calo già da due campagne», avverte Bevilacqua. In Colombia, la produzione 2025/2026 è prevista in calo del 5% rispetto alla campagna corrente 2024/2025. Il calo sarebbe riconducibile agli effetti di El Nino, in particolare alle abbondanti precipitazioni in fase di fioritura, oltre che agli scarsi investimenti dei produttori.
È da ormai quattro anni che la produzione globale non tiene il passo dei consumi e le scorte di caffè si riducono in maniera progressiva; la prossima campagna, in avvio a ottobre, doveva essere la prima a portare di nuovo un accumulo di scorte, al punto da aver determinato la contrazione dei prezzi nel periodo febbraio-luglio 2025.
Le rinnovate preoccupazioni scatenate dal deteriorarsi delle condizioni meteo e dall'imposizione dei dazi Usa hanno, quindi, aperto una nuova fase di volatilità in cui il mercato sembra voler testare nuovamente i picchi assoluti di prezzo toccati a febbraio 2025, prevede l’esperto di Areté. Ma gli impatti del meteo sull'offerta di arabica potrebbero essere marginali, a fronte di una produzione di robusta che si conferma in ripresa, contribuendo, quindi, a contrastare l'attuale pressione sui prezzi e a riportare una fase di cali sul mercato ed, eventualmente, un rallentamento della speculazione. (riproduzione riservata)