Il destino di Anima potrebbe essere lo snodo del confronto tra Crédit Agricole, Banco Bpm e governo italiano sul futuro assetto del credito nazionale. Dopo il ritiro dell’ops di Unicredit nell’estate scorsa, il ceo di Piazza Meda Giuseppe Castagna (assistito da Lazard e Citi) ha avviato discussioni con la banque verte, primo azionista con circa il 20% e partner industriale di lungo corso. L’obiettivo: l’acquisto da parte del Banco delle attività italiane di Agricole in un’operazione valutata attorno ai 6 miliardi di euro.
Dopo alcune settimane di contatti, il dossier ha varcato la soglia di Palazzo Chigi. Sia Castagna che i vertici italiani di Crédit Agricole – il presidente Giampiero Maioli e l’amministratore delegato Hugues Brasseur – hanno avuto colloqui con rappresentanti dell’esecutivo per illustrare le linee generali del progetto. Castagna e Maioli partono da una posizione di vantaggio avendo costruito negli ultimi anni buoni rapporti con il Mef, anche per il ruolo giocato nella privatizzazione del Montepaschi e nella successiva conquista di Mediobanca.
Eppure questo credito politico potrebbe non bastare. Il terreno di confronto oggi è soprattutto il futuro Anima, la sgr milanese guidata da Alessandro Melzi d’Eril – prossimo ad assumere la guida operativa di Mediobanca – e controllata quasi integralmente da Banco Bpm dopo l’opa lanciata la scorsa primavera. Anima, presieduta da Patrizia Grieco e partecipata fino a qualche mese fa da Francesco Gaetano Caltagirone, non è solo un asset redditizio nel panorama dell’asset management, ma soprattutto uno dei principali investitori nel debito pubblico tricolore.
Lo schema allo studio prevede che il Banco finanzi l’acquisizione di Crédit Agricole Italia non solo con una componente cash e con azioni proprie, ma anche utilizzando titoli delle partecipate Agos Ducato e, per l’appunto, Anima. Un acquisto anche parziale della sgr rappresenterebbe per Agricole – e per la controllata Amundi, gigante europeo del risparmio gestito – un’occasione da tempo inseguita. In passato ogni ipotesi di takeover era stata scartata per ragioni di convenienza politica, ma adesso lo scenario appare diverso: Anima potrebbe diventare la moneta di scambio decisiva per il secondo polo del credito.
È qui che si accende il faro dell’esecutivo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito che lo strumento del golden power resta sul tavolo: «Io ho una legge che devo far rispettare. Come l’ho fatta rispettare agli altri (Unicredit, ndr), la farò rispettare anche a loro». Una dichiarazione che fotografa la determinazione dell'esecutivo nella difesa degli asset finanziari strategici, già emerso nel braccio di ferro con Unicredit.
Ma il quadro europeo introduce nuove variabili. Le prescrizioni imposte dal governo a Piazza Gae Aulenti nella scorsa primavera, nell’ambito della partita Unicredit-Banco, sono ora sotto osservazione a Bruxelles. Le direzioni Concorrenza e Servizi Finanziari della Commissione europea potrebbero avanzare critiche formali sull’uso fatto sinora dei poteri speciali, aprendo di fatto la strada a un impiego più cauto dello strumento. Un segnale, questo, già percepito dagli osservatori, che richiamano il recentissimo caso Sinochem-Pirelli.
Il dossier Banco Bpm - Crédit Agricole resta dunque aperto e l’esito della partita appare tutt’altro che scontato. Se da un lato il governo intende preservare il controllo italiano sul risparmio gestito, dall’altro è comprensibile che non voglia esporsi al rischio di una nuove frizioni con Bruxelles. Dopo la linea della fermezza assunta con Unicredit, è insomma possibile che ora i toni si ammorbidiscano favorendo l’ambizioso progetto di Castagna.