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Anima, corsa a due per sostituire Melzi d'Eril. Ecco chi sono i candidati alla poltrona di ceo

07 ottobre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:29

Il consiglio della sgr cerca un nuovo capo azienda. Al timone può salire l’attuale ad di Banca Aletti (Banco Bpm) Varaldo oppure il co-dg Giverso Il futuro della società in bilico tra Agricole e un carve-out per entrare in un altro gruppo italiano

Cambio al vertice in vista per Anima Holding. Dopo la candidatura di Alessandro Melzi d’Eril alla guida di Mediobanca da parte di Mps, la sgr controllata da Banco Bpm ha avviato il processo per individuare il nuovo ad. Ieri il board ha preso atto delle dimissioni e, pur non modificando la struttura delle deleghe, ha avviato la ricerca del successore.

I candidati in pista per il ceo

La macchina per il dopo Melzi d’Eril, tuttavia, è già avviata. Due sarebbero i candidati principali. Il primo è espressione della nuova proprietà, ossia di Banco Bpm che dopo l’opa da 1,78 miliardi della scorsa primavera ha portato la propria partecipazione in Anima poco sotto il 90%. Si tratta di Alessandro Varaldo, attuale amministratore delegato di Banca Aletti, la controllata di Piazza Meda specializzata nel private banking. Il suo profilo risponde alla logica di un’integrazione più stretta tra le attività di wealth management, valorizzando le possibili sinergie tra gruppo bancario e sgr.

Il secondo nome in corsa è quello di Pierluigi Giverso, co-direttore generale e group chief business officer di Anima in cui lavora dal 2009. Una soluzione interna quindi, all’insegna della continuità gestionale, che potrebbe essere più adatta a traghettare la società in una fase di transizione. 

Secondo alcune indiscrezioni Anima sarà il principale scoglio nell’alleanza che Banco Bpm e Crédit Agricole stanno tentando di costruire, assistiti dagli advisor Citi, Lazard, Rothschild e Deutsche Bank. In base allo schema iniziale, Piazza Meda dovrebbe acquistare le attività italiane della banque verte, pagando in parte con azioni Anima, consentendo così al gruppo francese di rafforzarsi nella sgr milanese.

Le resistenze del governo

Progetto che però ha incontrato la resistenza del governo. Nei recenti faccia a faccia con i vertici dei due istituti l’esecutivo avrebbe espresso la propria contrarietà a una cessione, anche parziale, del controllo dell’asset manager a investitori esteri. Anche per la quota di btp in portafoglio, Palazzo Chigi considera infatti la società un presidio strategico per la tutela del risparmio italiano e un asset da mantenere sotto controllo domestico.

Per conciliare le richieste dell’esecutivo con la volontà di portare avanti l’alleanza italo-francese, in un momento in cui il golden power è finito nel mirino di Bruxelles, sono ora allo studio diverse ipotesi. Tra le opzioni sul tavolo vi sarebbe un carve-out di Anima dal perimetro di Banco Bpm, con successivo innesto in un altro gruppo finanziario italiano. Nella city milanese si fanno i nomi di Azimut, Montepaschi (storico distributore dei prodotti della sgr) e Generali, quest’ultima in un assetto azionario già complesso, che vede Rocca Salimbeni, Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin tra i soci di rilievo.

Tornando al consiglio di ieri, gli amministratori di Anima «nelle more della sostituzione dell’ad e direttore generale dimissionario», non hanno «ravvisato la necessità di integrare il sistema dei poteri e delle deleghe gestionali, poiché l’attuale articolazione consente un adeguato presidio della gestione ordinaria della società». (riproduzione riservata)



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