Anima brinda ai conti del 2024, chiusi con un utile netto consolidato a un passo dai 228 milioni di euro (+53% annuo) e alza il dividendo dell’80%: 45 centesimi per azione, dopo i 25 dello scorso anno, che implica ai prezzi attuali uno yield vicino al 6,5%. Gli investitori premiano il titolo, che alle 14:15 di mercoledì 5 febbraio sale del 3,4% a 6,98 euro per azione.
«Il nostro modello di business basato sulle partnership distributive, un approccio disciplinato agli investimenti e un impegno senza paragoni nel supporto alle reti di vendita hanno consentito negli anni di creare relazioni industriali che oggi fanno di Anima un grande valore riconosciuto dalle controparti», ha commentato l’ad Alessandro Melzi d’Eril, dopo un anno in cui le masse totali del gruppo (considerando anche l’ingresso nel perimetro di Castello sgr e Kairos) hanno raggiunto quota 204 miliardi. Il tutto con una raccolta di 864 milioni, escludendo le deleghe assicurative di Ramo I (che invece hanno subito riscatti consistenti).
I conti sono stati trainati in gran parte dalle commissioni che, beneficiando di un effetto mercato favorevole, hanno fatto un gran balzo in avanti: quelle di gestione sono arrivate a 339 milioni (+17% annuo), mentre quelle di incentivo hanno raggiunto quota 125 milioni: erano state di appena 35 milioni nel 2023. I ricavi totali di Anima sono risultati pari a 530 milioni: si tratta di un aumento del 44%, o del 33% al netto delle commissioni.
Centro nevralgico del risiko bancario (la sgr è sotto opa da parte di Banco Bpm, a sua volta sotto ops da parte di Unicredit), Anima è salita agli onori delle cronache anche per l’acquisto, insieme allo stesso Banco Bpm, Caltagirone e Del Vecchio, di una quota del Montepaschi messa in vendita dal Mef. In particolare, la società di risparmio gestito si è accaparrata il 3% (pari a 219 milioni) portando così al 4% la sua partecipazione in Mps.
La posizione finanziaria netta consolidata al 31 dicembre, spiega Anima in una nota, risulta positiva (cassa netta) per 251,5 milioni rispetto ai 13,2 milioni di debito dell’anno precedente, e include il pagamento di dividendi per 79,5 milioni, l’esborso di 40 milioni di euro per acquisto azioni proprie, e significative plusvalenze su titoli, in particolare sulla partecipazione nella banca senese. (riproduzione riservata)