I licenziamenti dovuti all’intelligenza artificiale arrivano anche in Italia. Paramount taglierà 35 dipendenti a Milano per cercare di aumentare l’efficienza e ridurre i costi. Una strategia che però ha un rovescio della medaglia: un’ondata di licenziamenti che dagli Stati Uniti si sta espandendo in tutto il mondo. La novità è che a perdere il lavoro non sono solo dipendenti con mansioni ripetitive, ma anche i lavori più qualificati.
Quello di Paramount, come detto, non è un caso isolato e nella maggior parte dei casi a muoversi sono società statunitensi, già a proprio agio con l’uso della nuova tecnologia. Tra gli ultimi episodi c’è quello di Hp, il colosso americano dei pc che taglierà fino a 6 mila dipendenti entro il 2028. Anche questa volta si tratta di una scelta legata alla necessità di ridurre i costi e aumentare la produttività grazie all’AI.
Il caso più eclatante è invece quello di Amazon, che ha annunciato una massiccia ondata di licenziamenti per le stesse ragioni. Il gigante dell’e-commerce accompagnerà alla porta 30 mila lavoratori anche per compensare le assunzioni eccessive effettuate durante la pandemia. Ma di certo i nuovi robot e l’AI hanno avuto un ruolo decisivo nelle decisioni di Amazon perché sono perfettamente in grado di sostituire un dipendente.
Anche Microsoft ha annunciato 9 mila esuberi, circa il 4% della forza lavoro, per aumentare le risorse da destinare all’intelligenza artificiale. Mentre la fintech svedese Klarna ha ridotto il personale del 40% perché i chatbot interni ormai riescono a gestire le mansioni di centinaia di impiegati.
Numeri impressionanti, certificati da una report della società di consulenza Challenger, Gray & Christmas. A ottobre le aziende statunitensi hanno licenziato 153.074 dipendenti, dato in crescita del 183% rispetto a settembre e del 175% rispetto a ottobre del 2024. Sul fronte dei tagli è stato il mese peggiore dal 2003, e sarebbe miope non vedere dietro lo zampino dell’AI. (riproduzione riservata)