È Milano la provincia con il minor rischio corruttivo seguita da Bologna e Modena mentre quelle a rischio maggiore sono tutte nel Mezzogiorno, nell'ordine Enna, Crotone, Palermo e Caltanissetta. Valori calcolati dall'Anac che ha lanciato il nuovo portale per la misurazione della corruzione (www.anticorruzione.it/-/come-misurare-la-corruzione-anac-presenta-il-nuovo-portale)Il valore indicato (Indice composito di contesto) rappresenta la sintesi di quattro indicatori che rilevano i livelli di istruzione, benessere economico, capitale sociale e criminalità presenti su base provinciale, spiegano dall'autorità Anticorruzione presieduta da Giuseppe Busia, e restituiscono un quadro del contesto socio-economico del territorio in cui è più o meno probabile che si manifestino rischi corruttivi. Chiunque potrà visionare il proprio territorio d’interesse e, sulla base di indicatori scientifici, suddivisi in tre filoni tematici (di contesto, di appalto e comunali), stabilire quanto sia alto il rischio che si possano verificare fatti di corruzione.
Un progetto europeo che si inserisce tra le iniziative per il miglioramento dell’efficacia della lotta contro la corruzione. La ricerca “Misurazione del rischio di corruzione a livello territoriale e promozione della trasparenza”, è stata infatti finanziata dal Programma Operativo Nazionale "Governance e Capacità istituzionale 2014-2020", e vede coinvolta Anac con un ruolo centrale e di coordinamento.
Sono stati individuati e attivati 70 indicatori scientifici, una sorta di “red flag”, che riguardano dati di contesto. Sono stati presi in esame quattro elementi: criminalità, istruzione, capitale sociale, economia del territorio e fenomeni ad essi collegati: scioglimento per mafia; reddito pro-capite e ricorso frequente ai contract splitting (cioè la suddivisione dei contratti). Utilizzando le informazioni contenute in varie banche dati, a cominciare dalla banca dati Anac sugli appalti (60 milioni di contratti censiti negli ultimi dieci anni), l’Autorità ha individuato questa serie di “indicatori di rischio corruzione”, che rilevano e segnalano le anomalie.
Tra gli obiettivi del Progetto, quello di fornire strumenti alle amministrazioni e alla politica per operare con maggiore precisione nei territori per prevenire e combattere la corruzione, ma anche quello di fornire un’immagine corretta del nostro Paese nel mondo, e permettere agli investitori stranieri o di altre regioni d’Italia di valutare le caratteristiche del territorio d’insediamento di nuove attività produttive. Il progetto di misurazione del rischio corruttivo è uno strumento utile anche per definire le scelte del territorio e per aprire un dibattito pubblico, avvicinando sempre più cittadini alla vita politica attiva, aggiungono dall'Autorità. "La corruzione è un fenomeno sfuggente e in larga parte nascosto, pertanto è difficile prevedere dove possa manifestarsi. Possiamo paragonare la corruzione a un iceberg, del quale si vede solo la punta pur essendo la parte sommersa di dimensioni molto maggiori di quello che appare", ha dichiarato il presidente Busia aggiungendo che "nonostante questo, la corruzione non è tuttavia esente da una elevata incidenza statistica, soprattutto in determinati contesti, e da fattispecie ricorrenti che, messe a sistema, possono aiutare sia la prevenzione che il contrasto". Utilizzando le informazioni contenute in varie banche dati, l’Autorità ha voluto pertanto individuare una serie di “indicatori di rischio corruzione”, in coerenza con quanto previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per il miglioramento dell’efficacia della lotta contro la corruzione. (riproduzione riservata)