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Amundi: le aspettative per il 2024

12 luglio 2023, 08:15

Nel 2023 e 2024 è meglio privilegiare un’allocazione degli investimenti difensiva e poco rischiosa. E’ quanto suggerisce l’Advanced Investment Phazer di Amundi Institute, considerando i possibili scenari economici. Nel secondo e il terzo trimestre 2023 le imprese, grazie alla domanda robusta, sono riuscite a trasferire i costi più elevati ai consumatori, ma gli utili del secondo/terzo trimestre non dovrebbero più beneficiare di queste condizioni favorevoli, rispecchiando il peggioramento dell’outlook per i consumatori. Quindi c’è da aspettarsi un deterioramento dei fatturati USA e degli utili per azione perché, secondo gli esperti di Amundi, ci sarà una lieve recessione. Inoltre il prezzo più basso delle materie prime e l’indebolimento della domanda dovrebbero contribuire a un ulteriore calo dei prezzi nei prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda l’inflazione complessiva. Tuttavia, non vi sono certezze riguardo al ritorno a un regime inflazionistico normale (con un aumento dei prezzi anno su anno nell’ordine del 2%-3%) perché l’inflazione di fondo rimane persistente e si prevede che rimarrà al di sopra degli obiettivi fissati dalle Banche centrali.

 


In termini di asset allocation meglio adottare un approccio difensivo, con l’oro e i titoli di Stato tra le asset class preferite, mentre gli strategist di Amundi mantengono un atteggiamento prudente nei confronti degli asset rischiosi, come le azioni. Per quanto riguarda il 2024, è più probabile una ripresa graduale nel primo semestre e un miglioramento dell’outlook sugli utili potrebbe offrire, a parere degli esperti di Amundi, l'opportunità di incrementare le posizioni negli attivi rischiosi. Tuttavia, è troppo presto per ipotizzare un atteggiamento generalizzato di propensione al rischio, vista la visibilità limitata sull’impatto cumulativo della stretta monetaria generata tramite l’innalzamento dei tassi di interesse da parte della Fed.

 


Le previsioni di Amundi descrivono tre scenari uno positivo (con il 10% di probabilità) che vede la resilienza dell’economia globale, uno negativo (20%) che indica una recessione globale e uno centrale (70% di probabilità) che prevede una persistente stagflazione. In quest’ultimo scenario centrale, i money manager hanno poi considerato le possibilità di realizzazione di una serie di rischi e il loro impatto sulle decisioni di investimento. Ecco in dettaglio.  

1) Nel primo caso, cioè di rischi geopolitici ed escalation della guerra (25% di probabilità), a essere favoriti sarebbero i titoli governativi dei mercati sviluppati, il cash, l’oro, il dollaro Usa, gli asset difensivi e il petrolio. L’impatto sarebbe invece negativo per il credito, le azioni e i mercati emergenti. 

2) Nel secondo caso, cioè di una recessione più profonda dei profitti (20% di probabilità) a essere favoriti sarebbero  il cash, lo yen, l’oro, i titoli quality rispetto ai growth, i titoli defensivi rispetto ai ciclici. L’impatto sarebbe invece negativo per gli asset rischiosi e per paesi che esportano materie prime.  

3) Nel terzo caso, cioè di uno scenario caratterizzato da una persistente pressione della stagflazione in Usa e Europa (20% di probabilità) a essere favoriti sarebbero i Tips, l’oro, le valute legate alle materie prime e gli asset reali. L’impatto sarebbe invece negativo per obbligazioni, azioni, valute dei mercati sviluppati e asset dei Paesi emergenti.  

4) Nel quarto caso, cioè di i rischi macrofinanziari derivanti da condizioni di credito e di liquidità più restrittive (20% di probabilità) , a essere favoriti sarebbero i Treasuries Usa, il cash e l’oro. L’impatto sarebbe invece negativo per il credito.  

5) Nel quinto caso, cioè se la politica di bilancio degli Usa diventasse più restrittiva del previsto (10% di probabilità), le ricadute di mercato sarebbero positive per euro, yen, franco svizzero e Bund. L’impatto sarebbe invece negativo per i Treasuries Usa, le azioni Usa e i titoli rischiosi.(riproduzione riservata)



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