Di per sé la presenza di Giovanni Tamburi nel capitale (3,288%) è già una garanzia delle potenzialità di una società. Nel caso di Amplifon c’è un altro dettaglio che potrebbe fugare ogni dubbio: il ceo di Tip siede nel cda dell’azienda che vende apparecchi acustici e i servizi di assistenza annessi. Come Tamburi anche Amplifon è un acquisitore seriale, ma ai mega deal preferisce le piccole operazioni mirate. L’ultima, datata 13 dicembre, ha aperto le porte dell’Uruguay: lo sbarco è avvenuto con l’acquisizione di Audical, il principale operatore nazionale dell’hearing care con un fatturato annuo di 10 milioni. Il mercato principale è quello europeo, responsabile del 64,9% dei ricavi. Secondo Banca Akros, però, nei primi nove mesi l’Europa è cresciuta meno delle attese (+4,9%), un rallentamento dovuto alla Francia, dove il business è stato drogato in passato dai bonus statali concessi per l’acquisto di apparecchi acustici. Ha compensato l’America, guidata dagli Usa, che genera il 20% del fatturato ed è balzata di quasi il 23%. Data la natura dei suoi prodotti, Amplifon penetra meglio in Occidente, dove la durata maggiore della vita accresce l’insorgere di disturbi dell’udito. Ma la società punta anche sugli emergenti dell’Asia, che garantisce il 15,5% dei ricavi ed è cresciuta della stessa cifra: in particolare, l’India e la Cina (dove i negozi sono raddoppiati) sono considerati i mercati del domani per popolosità e futura ricchezza.
Bernstein rivela che Amplifon è leader mondiale nel settore degli apparecchi acustici con un quota del 12%. L’intero mercato vale 18 miliardi, ma è molto frammentato perché per oltre la metà è composto da rivenditori indipendenti. Ecco come mai Amplifon preferisce le mini acquisizioni a quelle di dimensioni più ampie (nel 2023 ha messo le mani su 220 negozi nel mondo) e ogni anno destina in media 100 milioni in m&a. Certo, c’è spazio anche per i deal più grandi, come l’operazione da 530 milioni su Gaes in Spagna, che ha aperto le porte dell’America Latina. Con l’aiuto della crescita esterna Amplifon ha superato per la prima volta i 2 miliardi di ricavi nel 2022. Nei nove mesi del 2023, invece, il fatturato ha raggiunto gli 1,645 miliardi (+6,8%), poco sopra le attese, mentre il risultato netto è sceso a 112,8 milioni (-5,7%) per gli investimenti che Mediobanca Research, tra capex, m&a e dividendi quantifica in 250 milioni. La redditività è stata più debole per lo stesso motivo e l’ebitda margin si è ridotto di mezzo punto al 23,5%. Così, a causa della marginalità sotto le attese e di maggiori spese in marketing e personale, Amplifon non ha assorbito l’effetto cambi e ha limato le stime sull’ebitda del 2023 a 550 milioni dai precedenti 570-585 milioni.
Il taglio delle previsioni ha spinto Equita a ridurre l’utile per azione adjusted del 2023-24 del 6/4%. Di conseguenza, la sim ha tagliato il target price a 27 euro (-10%) mantenendo il rating hold. Anche Mediobanca Research ha abbassato il prezzo obiettivo da 34 a 31 euro senza cambiare il giudizio neutral. Mentre Banca Akros, che pure ha diminuito il target price da 33 a 31 euro, è l’unica con valutazione accumulate. Il più fiducioso è Bernstein, che ha alzato il prezzo obiettivo da 35 a 37 euro (outperform) perché i venti contrari in Germania e Francia si invertiranno e quindi Amplifon batterà i competitor. Su un punto gli analisti concordano: nel 2024 ricavi, ebitda e profitti dovrebbero migliorare rispetto al 2023. Del resto, per gli esperti il business di Amplifon è anti-ciclico e si parla comunque di un’azienda leader e con una forte generazione cassa. I rischi nel breve periodo potrebbero arrivare da cambiamenti inattesi sui bonus. Ma il ceo Vita, che dal 2015 ha garantito un total return di circa il 450%, si è detto «fiducioso sul miglioramento della profittabilità perché il mercato europeo tornerà a crescere».