I rumors delle ore precedenti parlavano di 30.000 licenziamenti, alla fine martedì 28 ottobre il colosso Amazon ha annunciato il taglio di 14.000 posti di lavoro nel quadro di un piano di riduzione dei costi dopo le assunzioni massicce durante la pandemia.
Il numero rappresenta circa il 5% circa dei 350mila dipendenti impiegati nelle divisioni corporate e meno dell’ 1% della forza lavoro complessiva di 1,55 milioni di persone. Si tratterebbe di uno dei maggiori piani di esuberi dal 2022, quando Amazon cancellò circa 27mila posizioni.
Le posizioni saranno eliminate in tutte le aree aziendali, ha scritto martedì Beth Galetti, vicepresidente senior in un post sul blog. «Le riduzioni che condividiamo oggi sono la continuazione di questo lavoro per diventare ancora più forti, riducendo ulteriormente la burocrazia, rimuovendo livelli e ridistribuendo le risorse per garantire che stiamo investendo nelle nostre scommesse più importanti e in ciò che conta di più per le esigenze attuali e future dei nostri clienti».
Negli ultimi due anni il gruppo di Seattle aveva già ridotto organici in vari reparti, tra cui dispositivi, comunicazione e podcasting. I nuovi tagli dovrebbero interessare quindi anche risorse umane (People Experience and Technology, PXT), operations, servizi e Amazon Web Services (Aws).
Il ceo Andy Jassy ha avviato un piano per ridurre la burocrazia interna e il numero di dirigenti, introducendo una linea di segnalazione anonima per le inefficienze che ha prodotto oltre 450 modifiche organizzative. Jassy aveva anticipato a giugno che l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale avrebbe comportato ulteriori tagli, automatizzando i compiti ripetitivi.
Lo scorso giugno Jassy aveva avvertito che la forza lavoro di Amazon probabilmente si sarebbe ridotta man mano che il gruppo aumenterà l'uso dell'intelligenza artificiale per completare compiti normalmente gestiti da persone. Il ceo continua a sottolineare che una parte maggiore del lavoro dovrebbe essere automatizzata e che la società, scrive Bloomberg, resta ancora appesantita dalla corsa alle assunzioni fatte durante la pandemia nonostante i tagli di personale negli ultimi tre anni.
Un altro fattore alla base del piano di riduzione, sottolinea Reuters, è il programma di rientro obbligatorio in ufficio cinque giorni su sette, uno dei più rigidi nel settore tech, che non ha prodotto l’uscita spontanea di personale attesa. Alcuni dipendenti che non si presentano fisicamente in sede vengono considerati come dimissionari, senza indennità di uscita.
Secondo il sito Layoffs.fyi, nel 2025 il settore tecnologico ha già perso 98mila posti in 216 società, dopo i 153mila del 2024. Sul fronte dei conti, la divisione cloud Aws ha registrato nel secondo trimestre ricavi per 30,9 miliardi di dollari (+17,5%), sotto il ritmo di crescita di Microsoft Azure (+39%) e Google Cloud (+32%). Per il terzo trimestre sono attesi ricavi a 32 miliardi (+18%), leggermente inferiori rispetto all’anno precedente. La business unit resta sotto pressione dopo un blackout di 15 ore che ha colpito piattaforme come Snapchat e Venmo.
Parallelamente, Amazon prevede un’altra stagione natalizia record e assumerà 250mila lavoratori stagionali, in linea con gli ultimi due anni. La società ha inoltre riorganizzato la divisione PXT (People eXperience and Technology, è la divisione delle risorse umane dell'azienda) dedicata alla diversity, con diverse promozioni interne. Il gruppo pubblicherà giovedì 30 ottobre i conti del terzo trimestre. (riproduzione riservata)