Alphabet, superstar della prima giornata di trimestrali tech, decolla al Nasdaq, segnando alle prime battute di negoziazioni un +3% sopra i 280 dollari per azione. E lo fa grazie a conti molto solidi, in cui le spese per l’intelligenza artificiale in aumento (una croce sia per Meta sia per Microsoft) vengono percepite dal mercato come un punto di forza, visto che se ne vedono già i risultati tangibili a livello di contratti.
La casa madre di Google, guidata dal ceo Sundar Pichai, ha battuto ampiamente le previsioni di Wall Street: ricavi a 102,35 miliardi contro 99,89 stimati (è la prima volta che in un trimestre viene superato il tetto dei 100 miliardi), e utile per azione rettificato di 3,10 dollari contro 2,33 previsti.
Il business principale dell’azienda, cioè la pubblicità, continua a crescere a doppia cifra: i ricavi pubblicitari totali hanno superato i 74 miliardi (+13%), mentre il fatturato da ricerche (Search) è risultato pari a 56,6 miliardi (+15%).
Al contempo, anche il business Google Cloud è cresciuto del 35% su base annua, arrivando a 15,15 miliardi (14,74 le stime). Inoltre, l’ad Pichai ha dichiarato che il backlog (cioè i contratti futuri) ha raggiunto 155 miliardi, trainato dalla domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Il driver principale del trimestre è stato proprio la domanda crescente di AI per le imprese. Oltre 70% dei clienti Cloud del gruppo usa già prodotti di intelligenza artificiale di Google.
Questi numeri mostrano che l’AI sta iniziando a generare veri risultati di bilancio, e non solo aspettative. Tanto che il mercato sembra apprezzate anche l’aumento delle spese in conto capitale (capex), a 91-93 miliardi (da 85 stimati in precedenza).
A differenza di Meta e Microsoft, il mercato non ha reagito male a questa notizia: gli investitori la vedono come una spesa produttiva e sostenuta da domanda reale, non come un costo sproporzionato. (riproduzione riservata)