La procedura non è andata buon fine. Quante volte gli italiani, alle prese con le nuove disposizioni amministrative digitali, si sono trovati a guardare smarriti uno schermo di computer che gli invalidava una lunga procedura per ottenere certificati e autorizzazioni. Bene, stavolta, per una nemesi nei confronti della burocrazia fattasi click, la cosa è capitata allo Stato. Sono a forte rischio le rendicontazioni dei vari centri di spesa dei primi 67 miliardi di euro già stanziati dall’Ue nel Pnrr italiano. Motivo? Semplice e tragico allo stesso tempo: gli enti, che devono per legge produrre gli atti con cui stanno mettendo a terra questa enorme mole di denaro comunitario, stanno avendo difficoltà ad accedere al sito dove avrebbero dovuto caricare tutti i dati.
La storia kafkiana di quello che può diventare un clamoroso autogol del governo guidato da Giorgia Meloni, che forse anche per questo ha avviato una profonda revisione della macchina Pnrr messa in piedi dall’esecutivo di Mario Draghi, porta il nome di ReGis, quello del portale che la Ragioneria Generale ha messo a punto per monitorare tutte le spese legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da oltre 200 miliardi.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, molte amministrazioni che avrebbero dovuto entro domani, 23 dicembre, adempiere agli obblighi di «monitoraggio, rendicontazione e controllo» previsti dalla normativa vigente sono rimaste inchiodate di fronte al sito, impossibilitate a fare un passo avanti come in un beffardo videogioco che ti rimanda al punto di partenza. Il blocco sta mettendo in difficoltà la stessa struttura di controllo che fa perno anche a Palazzo Chigi, dove ora sono arrivate persone di esperienza come Carlo Deodato (nuovo segretario generale) e Alfredo Mantovano (neo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), cui spetta il compito di sbrogliare la matassa ereditata dal precedente governo, assieme ai tenici del ministero degli Affari Europei guidato da Raffaele Fitto e del ministero dell’Economia retto da Giancarlo Giorgetti. Più che a Regis tutti si trovano di fronte a un Rebus: lo risolveranno?
In gioco non sono le loro capacità ma la credibilità stessa dello Stato e per questo si lavora a soluzioni che velocizzino il tutto (con un decreto legge sblocca Pnrr), potendo contare sulla benevolenza della Commissione Europea, che per ora si sta occupando solo dei vari obiettivi legati alla messa in opera del Pnrr e non della rendicontazione.
Un esempio della farraginosità del sistema digitale vale per tutti. Persino una società efficiente come Invimit, vincitrice di un importante bando di gara Pnrr per la costruzione di un polo del Cnr a Bari, non sarebbe riuscita ad accedere al portale. E se non è riuscita l’operazione alla società che si occupa di gestire l’immenso patrimonio immobiliare dello Stato, figuriamoci che cosa può essere accaduto a realtà minori del grande recinto della pubblica amministrazione.
La cosa ancora più clamorosa è che non c’è una strada alternativa al ReGis per adempire alla legge approvata dal precedente Parlamento e dunque il ritardo nella rendicontazione è assicurato. Eppure, a leggere le informazioni fornite dal sito della Ragioneria, tutto sarebbe dovuto filare liscio. Le amministrazioni centrali e territoriali, gli uffici e le strutture coinvolte nell’attuazione del Pnrr dovendo aggiornare i dati ogni mese hanno anche la possibilità di utilizzare dei tutor messi a disposizione dal Mef (la struttura del ReGiS è articolata in tre sezioni, ossia Riforme, Target e Progetti): si spera che siano d’aiuto.
Se poi il governo dovesse decidere di abbandonare lo Spid, il sistema di identità digitale caro all’ex ministro per l’Innovazione Vittorio Colao e scaricato da oltre 30 milioni di italiani, l’addio alla modernità sarebbe la pietra tombale: molti soggetti si fermerebbero alla prima casella della registrazione, visto che viene subito richiesto il fatidico Pin. Forse anche su questo punto alla fine Meloni consiglierà alla sua maggioranza di fare marcia indietro per evitare di far sfociare il Pnrr dal caos alla farsa. (riproduzione riservata)