Per 500 azioni Tim portate in adesione all’offerta di acquisto e scambio (opas) avviata lunedì 20 luglio da Poste Italiane, con la chiusura fissata l’11 settembre, i risparmiatori riceveranno 109 azioni del gruppo postale di nuova emissione e un corrispettivo di 835 euro.
Lo ha spiegato, a titolo esemplificativo, il gruppo postale guidato dal Matteo Del Fante nel documento di offerta approvato da Consob che prevede un corrispettivo 1,67 euro cash per ogni azione Tim consegnata e 0,218 azioni Poste di nuova emissione. Al prezzo di Poste Italiane delle 12.00 del 20 luglio, pari a 27,6 euro (-0,86%) significa una valorizzazione di un’azione Tim pari a 7,68 euro, praticamente in linea rispetto allo quotazione della società di tlc che alla stessa ora era di 7,7 euro (-1,55%).
Sabato 18 luglio si è riunito intanto il cda di Tim che ha approvato all’unanimità l’offerta di Poste e lunedì 20 l’ad della società, Pietro Labriola, ha scritto una lettera a tutti i dipendenti per spiegare il razionale dell’operazione, illustrato anche nel documento dell’opas.
Poste Italiane è già un gruppo con un business fortemente diversificato che offre prodotti e servizi in ambito finanziario, assicurativo, logistico, delle telecomunicazioni e delle utilities, e con Tim, che resterà entità separata, potrà rafforzare la sua presenza «nel comparto dei servizi di connettività, servizi dati su cloud, Internet of Things, cybersecurity e Intelligenza Artificiale, in cui sia l’offerente che l’emittente operano è caratterizzato da un contesto competitivo articolato e in rapida evoluzione, influenzato da repentine accelerazioni e cambi di paradigma tecnologico». Il traguardo minimo di Poste è di raccogliere almeno il 66,67% del capitale di Tim, di cui detiene già il 19,6% ma l’intenzione è di arrivare ad acquisire l’intero capitale sociale per arrivare al delisting di Tim dalla quotazione su Euronext Milan, che potrà favorire «gli obiettivi di integrazione, creazione di sinergie e crescita di Poste Italiane e Tim», si legge nel documento.
In termini numerici l’intenzione di Poste è di «creare valore per tutti gli azionisti, anche grazie alle significative sinergie attese, ante imposte, stimate a regime almeno pari a 700 milioni per anno, ammontare che si prevede di raggiungere a partire dal secondo anno successivo al completamento dell’offerta per quanto riguarda le sinergie di costo e dal terzo anno per quanto riguarda le sinergie di ricavo». E prevista, per esempio, la razionalizzazione dei costi operativi e dei costi del personale attraverso«la fusione del business telco di Poste Italiane con il business consumer di Tim»; oltre che l’«integrazione e ottimizzazione delle piattaforme IT e di rete e delle operation, inclusi i servizi di customer operations (call center e back office) mediante razionalizzazione delle infrastrutture, semplificazione applicativa, condivisione di asset e adozione di modelli operativi più efficienti»; e, si legge ancora nel prospetto ci sarà una «rifocalizzazione della rete fisica, attraverso l’ottimizzazione della presenza territoriale, la revisione dei modelli distributivi e una maggiore integrazione dei canali», con «l’ottimizzazione delle spese di marketing e comunicazione».
Il gruppo combinato si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate in Italia nei servizi di connettività e tecnologici, servizi finanziari, assicurativi e di logistica, con ricavi gestionali aggregati pari a circa 26,9 miliardi, un ebit, un utile operativo aggregato pari a circa 4,8 miliardi e 140 mila dipendenti.
Il nuovo gruppo manterrebbe al contempo una significativa concentrazione della propria redditività nei business finanziario e assicurativo, che, su base pro formata 2025, contribuirebbero in misura pari a circa il 64% dell’ebit aggregato, confermando il ruolo centrale di tali comparti nella creazione di valore complessiva.
Per quanto riguarda gli oneri una tantum necessari per il conseguimento delle sinergie sono stimati anch’essi in circa 700 milioni ante imposte e saranno sostenuti prevalentemente negli esercizi 2026 e 2027, hanno aggiunto ancora da Poste spiegando quindi il gruppo si attende un impatto positivo sul proprio utile per azione a partire dall’esercizio 2027, mentre «l’elevata solidità finanziaria, l’elevata generazione di cassa e le ampie riserve patrimoniali distribuibili del nuovo gruppo garantiranno un impatto neutrale sul dividendo per azione di Poste Italiane a valere sull’utile 2026 (che sarà pagato nel 2027, ndr)».
A servizio dell’operazione Poste ha già deliberato un aumento di capitale fino a 371.986.879 euro e poi c’è il finanziamento concesso da cinque banche. Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bnp Paribas, Deutsche Bank e Jp Morgan, fino a 2,85 miliardi, ma senza impatto sul rating attuale del gruppo postale.
«A valle della conclusione dell’offerta, ipotizzando un’adesione al 100% e, quindi, l’accensione del finanziamento per un importo almeno pari all’esborso massimo della componente in denaro, il debito lordo complessivo dell’offerente risulterà incrementato dagli attuali 2.590 milioni a circa 5.100 milioni di euro, conservando una leva finanziaria compatibile con un rating a livello Investment grade», hanno chiarito da Poste Italiane.
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