La famiglia reale al potere negli Emirati Arabi Unit i ha incassato - tramite società controllate - oltre 71 milioni di euro di sussidi europei in sei anni per terreni agricoli controllati in Romania, Italia e Spagna, utilizzati per coltivare raccolti destinati al Golfo.
Lo ha comunicato il Guardian che ha avuto accesso all’indagine transfrontaliera condotta da DeSmog, in collaborazione con il quotidiano spagnolo El Diario e il sito di notizie rumeno G4Media, esaminando i dati relativi a migliaia di beneficiari della Politica Agricola Comune europea tra il 2019 e il 2024.
D’altronde gli Emirati hanno messo in piedi un’ampia strategia di sicurezza alimentare, volta a garantire approvvigionamenti a un Paese dove alte temperature, scarsità d’acqua e suoli sabbiosi rendono difficile la coltivazione. Attualmente gli Emirati importano fino al 90% del loro cibo.
Sono stati individuati 110 pagamenti europei a una rete di aziende e controllate riconducibili alla famiglia Al Nahyan degli Emirati Arabi Uniti e a uno dei suoi fondi sovrani, Adq. Il maggiore di questi pagamenti è arrivato tramite la società agricola rumena Agricost, proprietaria della più grande azienda agricola singola dell’Ue, estesa su 57.000 ettari (141.000 acri), cinque volte la superficie di Parigi. Nel 2018 Agricost è stata acquistata dagli Al Nahyan per una cifra stimata di 230 milioni di euro tramite Al Dahra, il gruppo agroalimentare emiratino. Al Dahra è stato fondato dal fratello del presidente (lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, leader di Abu Dhabi e presidente degli Emirati), lo sceicco Hamdan bin Zayed Al Nahyan, prima che il fondo sovrano Adq acquistasse il 50% della società nel 2020. Coinvolte, emerge dall’indagine, anche le aziende agricole italiane di Unifrutti (acquisita da Adq nel 2022) che hanno ricevuto almeno 186.000 euro di sussidi Pac nei tre anni successivi alla vendita. Gli Al Nahyan e le società citate nell’articolo non hanno risposto alle diverse richieste di commento. Adq ha rifiutato di commentare.
I problemi che emergono sono due. Da un lato, una significativa mole di sussidi europei finiscono nella mani di investitori stranieri, anche se si tratta di personalità autoritarie e ampiamente criticate per una scarsa attenzione al rispetto dei diritti civili come la guida degli Emirati Arabi Uniti. Dall’altro lato, i sussidi agricoli dell’Ue favoriscono in modo sproporzionato i grandi proprietari terrieri. Tema di cui si sta discutendo anche a livello comunitario nel tentativo di modificare i sussidi. (riproduzione riservata)