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Agenzia del Demanio, Dal Verme: vanno semplificate le norme per il riuso immobiliare pubblico
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Agenzia del Demanio, Dal Verme: vanno semplificate le norme per il riuso immobiliare pubblico

14 maggio 2026, 11:04

La direttrice dell’Agenzia propone interventi normativi per facilitare il riuso di immobili pubblici a fini sociali, puntando su procedure accelerate e conferenze di servizi per agevolare la rigenerazione urbana e l'accesso alla residenza sociale

«Per sostenere le politiche di rigenerazione urbana e rispondere alla crescente domanda di residenzialità accessibile, l'Agenzia del Demanio ha individuato nel riuso del patrimonio immobiliare pubblico non utilizzato uno strumento rilevante, in particolare per lo sviluppo di iniziative di housing sociale». Però per sostenere il riuso del patrimonio immobiliare pubblico a fini sociali «appare opportuno un intervento normativo volto a semplificare i procedimenti di regolarizzazione urbanistico-edilizia e di cambio di destinazione d'uso degli immobili statali e degli enti territoriali, in particolare quelli non strumentali o sottoutilizzati, individuati dall'Agenzia del Demanio d'intesa con le amministrazioni competenti». Lo ha sottolineato la direttrice dell'Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, durante l'audizione sulle politiche di investimento e valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti pubblici previdenziali.

«Su tali immobili, gli interventi potrebbero essere qualificati, nei casi previsti, come di interesse pubblico, con accesso a procedure accelerate, anche mediante conferenza di servizi finalizzata a verificare la conformità urbanistica ed edilizia dello stato di fatto, acquisire eventuali varianti urbanistiche e i titoli necessari, nonché disciplinare gli effetti del mutamento di destinazione d'uso», ha suggerito la numero uno dell’Agenzia «che gestisce un patrimonio immobiliare di proprietà statale di oltre 45 mila immobili dello Stato, per un valore di oltre 63 miliardi di euro».

Nel medesimo quadro, continua a proporre Dal Verme, «si potrebbe prevedere l'introduzione di procedure semplificate per il conferimento degli immobili pubblici a fondi destinati alla residenza sociale, nonché l'adattamento dei livelli progettuali alle specificità degli interventi di riuso, nel rispetto del quadro normativo vigente». E ancora, andrebbe «rafforzato l'utilizzo degli strumenti già disponibili, anche mediante l'estensione della durata delle concessioni di valorizzazione e il ricorso al diritto di superficie». L’obiettivo sarebbe «ridurre tempi e rischi amministrativi, favorire l'apporto di capitali a lungo termine e rendere più attuabili programmi condivisi con gli enti territoriali». 

Il quadro potrebbe essere completato, ha poi aggiunto Dal Verme, «da meccanismi di trasferimento agli enti territoriali, sul modello del federalismo demaniale, vincolati alla realizzazione di interventi di housing sociale sostenuti da risorse nazionali o europee». Una proposta in linea con il progetto del Tagliadebito, proposto da tempo da Milano Finanza e che ruota attorno alla valorizzazione degli immobili pubblici conferiti agli enti locali, da poi immettere in appositi fondi da collocare presso la clientela retail. La proposta ha trovato la condivisione del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il sostegno del ceo di Intesa Carlo Messina.

Piani città saranno 65 entro il 2028

Intanto continua la diffusione dello strumento dei Piani città degli immobili pubblici, «che consentono di analizzare, pianificare e indirizzare al meglio le funzioni e i servizi cui destinare l'immobile, agendo su tre macro ambiti: rigenerazione urbana, sfide ambientali, obiettivi di sviluppo e socioculturali». Finora sono stati sottoscritti 34 Piani Città degli Immobili Pubblici e «ne verranno sottoscritti complessivamente 65 entro il 2028, che costituiscono il 90% della popolazione italiana», ha anticipato Dal Verme. 

Da non sottovalutare l’importanza del partenariato pubblico-privato, un meccanismo efficace per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato o sottoutilizzato, trasformandolo da elemento di degrado a leva di rigenerazione urbana e crescita territoriale. «La collaborazione con gli operatori privati si basa su un modello di governance condivisa e su una strategia integrata con i territori». Ma soprattutto, ha voluto precisare Dal Verme, tale approccio «consente di ridurre i rischi amministrativi legati ad autorizzazioni e destinazioni d'uso, accompagnando l'investitore con soluzioni sostenibili sul piano giuridico, economico-finanziario, sociale e ambientale». Per supportare questo processo, l'Agenzia ha avviato strumenti di dialogo con gli enti locali nell'ambito della pianificazione territoriale, come il piano città degli immobili pubblici, per definire in via anticipata e condivisa la destinazione dell'immobile, in coerenza con lo strumento urbanistico vigente o in eventuale varianza.

Già ad oggi sono in corso attività con le Università e gli Enti di ricerca in attuazione di oltre 20 accordi. Viene coinvolto il mercato con operatori economici specializzati, l'associazionismo e gli Enti del Terzo settore. Con progetti di partenariato e di temporary use si accelera la restituzione di spazi riqualificati alla comunità. (riproduzione riservata)



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