A quasi due anni dal lancio e in attesa di raccogliere ancora i soldi per aprire il riassetto di Save, Finint Infrastrutture perde il presidente. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, l’ex top manager di Telecom Franco Bernabè ha lasciato a inizio novembre il consiglio di amministrazione della sgr controllata da Finint Holding del banchiere Enrico Marchi. Finint Infrastrutture era stata lanciata a fine 2022 per gestire fondi alternativi italiani ed europei riservati a investitori professionali con una mission centrale: ridisegnare il riassetto di Save, il polo aeroportuale del Nordest comprensivo degli scali di Venezia, Treviso, Verona e Brescia e con in pancia il 48% dello scalo belga di Charleroi.
Bernabè faceva parte dei manager di primo livello che da qualche anno Marchi sta chiamando nella galassia Finint per guidare lo sviluppo della merchant bank. È «la banca dei banchieri», ama ripetere Marchi per descrivere la sua creatura con sede a Conegliano. Dal 2016 alla sua corte sono arrivati l’ex Generali Giovanni Perissinotto, l’ex Banco Popolare Fabio Innocenzi, l’ex dg di CariVenezia e capo di Italease Massimo Mazzega e l’ex ceo di Banca Ifis Luciano Colombini. Bernabè, top manager dal curriculum blasonato per esser stato alla guida di colossi come Eni e Telecom e alla presidenza di Acciaierie d’Italia (ex Ilva), era stato chiamato da Marchi per mettere la propria esperienza anche in ambito infrastrutturale al servizio della sgr guidata dall’attuale ceo di Save Monica Scarpa.
Al posto di Bernabè è stato nominato l’ex direttore generale del Tesoro Fabrizio Pagani, che Marchi aveva arruolato come consigliere in Banca Finint e uscito in primavera dal board della banca dopo tre mandati. Finint Infrastrutture ha anche cambiato lo statuto inserendo la possibilità di ridurre il board da cinque a tre consiglieri a testimonianza della ridotta operatività.
Che cosa sta succedendo nella galassia di Marchi? Da due anni il banchiere veneto sta cercando di preparare l’exit da Save di Dws e Infravia che nel 2017 gli hanno permesso di continuare a gestire l’asse dopo il divorzio con l’ex socio Andrea De Vido. Ognuna ha in tasca il 44% del capitale. Il restante 12% è in mano a Finint.
L’operazione prevede la vendita del 100% di Save al nuovo Infrastructure Sustainable Fund di Finint Infrastrutture sgr e a uno o più co-investitori istituzionali, cui è destinato fino al 49%. Ma oltre ai tassi d’interesse in crescita nei trimestri scorsi, qualcosa non sta girando per il verso giusto. Marchi ha intavolato trattative prima con gli australiani di Ifm, poi il fondo canadese Brookfield. Ma entrambi i negoziati per un veicolo oltretutto senza track record sono naufragati per la complessità dell’operazione sugli aspetti di struttura, governance e prezzo. A luglio gli ultimi contatti con Brookfield. Ora anche la raccolta è bloccata. (riproduzione riservata)