Bill Ackman ha liquidato la sua partecipazione in Netflix, registrando una perdita superiore ai 400 milioni di dollari. Pershing Square Capital Management, l'hedge fund di Ackman, aveva acquistato 3,1 milioni di azioni Netflix soltanto tre mesi fa, ma con la pubblicazione di dati trimestrali deboli e il conseguente flop del titolo a Wall Street ha preferito dileguarsi.
Nella giornata di ieri il colosso dello streaming video ha bruciato circa un terzo della sua capitalizzazione di mercato. Alla chiusura di Wall Street il titolo ha perso il 35,12% a 226,19 dollari, portando così la perdita da inizio anno a -62,33%. La società ha dichiarato una perdita netta del numero di abbonati di 200mila unità in soli tre mesi e risultati finanziari poco promettenti. I ricavi sono cresciuti del 10% a 7,87 miliardi di dollari, appena sotto le aspettative medie degli analisti, e l'utile netto è sceso a 1,6 miliardi a fronte degli 1,71 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente.
Ackman ha dichiarato di non fidarsi delle modifiche al modello di business proposte dal colosso e lo ha definito troppo imprevedibile nel breve termine. Il fondo, come ha spiegato lo stesso investitore in una breve dichiarazione, ha dunque agito prontamente, liquidando un investimento non più coerente con la sua visione originale.
Ma si poteva prevedere una caduta così vertiginosa del titolo? Il market strategist di IG Italia, Filippo A. Diodovich, si è espresso a riguardo affermando che le dimensioni del sell-off non erano facili da prevedere. "Tuttavia, la concorrenza sempre più agguerrita, il progressivo rallentamento dei ricavi e del numero di nuovi abbonati erano segnali di allarme presenti già a novembre 2021", ha detto. Ciò nonostante, Diodovich ha sottolineato che, per il momento, Netflix rimane la prima società nello streaming video.
È anche vero che il termine FAANG (rappresenta le società tecnologiche a elevata capitalizzazione ed elevata crescita) è stato utilizzato sempre meno spesso dopo il passaggio di Google in Alphabet e Facebook in Meta Platforms. "Ora Netflix sembra essere uscita da questo ristretto gruppo", ha aggiunto Diodovich, domandandosi chi saranno i prossimi FAANG. "Un nome è molto facile vista la crescita e l'enorme capitalizzazione ovvero Tesla di Elon Musk. Ma anche i gruppi di semiconduttori come Intel, Nvidia e AMD. Molti addetti ai lavori hanno fatto il nome di Spotify e Virgin Galactic come possibili alternative. E forse anche Twitter se dovesse avere successo l'offerta ostile lanciata da Elon Musk sulla piattaforma social".
D'altra parte, come ha sottolineato Gabriel Debach, analista di eToro, il contesto di stretta aggressiva della Fed, la crescita alquanto deludente della Cina, l'inflazione galoppante e il proseguimento della guerra in Ucraina hanno messo a dura prova gli investitori delle società FANG (Facebook, Amazon Netflix e Google). Nella giornata di ieri le FANG hanno perso complessivamente 174 miliardi di dollari. Aggiungendo i dati relativi a Tesla e a Nvidia la perdita ammonta 245 miliardi di dollari, circa un terzo dell'intera capitalizzazione dell'indice Ftse Mib di Piazza Affari. Nel frattempo, alcuni investitori hanno iniziato a guardare oltre i titoli growth, come Nick Giacoumakis del fondo Neirg Wealth Management, il quale ha coniato un nuovo FANG: Fuel, Agriculture, Natural resources e Gold. Al suo interno l'analista ha evidenziato nomi quali:
• Fuel: Halliburton, Marathon Oil, Chevron e Continental Resources
• Agriculture: CF Industries e Archer-Daniels-Midland
• Natural resources: ETF XME
• Gold: ETF GDX e GLD
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