Riassetto simultaneo per Acea e Plenitude, legati dalla vendita a quest’ultima di Acea Energia, con closing previsto a metà 2026. In contemporanea i due gruppi hanno varato delle operazioni di riorganizzazione interna a colpi di fusioni e incorporazioni che rispondono anche a una logica industriale: accorpare le funzioni di energy management, nel caso di Acea; migliorare i servizi alla clientela nel caso di Plenitude, accorciando la catena di controllo. Partendo dalla società guidata dall’ad Fabrizio Palermo, il centro delle grandi manovre è proprio Acea Energia, compreso il passaggio di mano del marchio, che altrimenti andrebbe dissolto nella vendita alla controllata di Eni.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Acea ha approvato il progetto di scissione di Acea Energia in favore della società Acea Energy Management.
«La scissione», si legge nei documenti del 18 settembre 2025, «ha uno scopo preminentemente industriale e di riorganizzazione societaria in quanto, tramite la stessa, si intende procedere all’assegnazione a favore della beneficiaria del ramo d’azienda delle attività di energy management», che è fuori dal perimetro che sarà acquistato da Plenitude. L’elenco degli asset è lungo: servizi di approvvigionamento all’ingrosso, la dote superbonus 110% che comprende i crediti fiscali per lavori di efficientamento energetico e adeguamento antisismico sulle abitazioni, la linea di business dell'economia circolare, e alcune partite creditorie e debitorie verso l’azionista Roma Capitale e infragruppo. Allo stesso tempo viene trasferita la titolarità del marchio Acea Energia. Con l’operazione, Acea vuole valorizzare le attività di energy management e aumentare la patrimonializzazione della controllata, che opera nel mercato dell'energia e in tutti i mercati all'ingrosso delle commodity energetiche, svolgendo anche le attività di hedging, quelle cioè che riducono l'esposizione alle oscillazioni di prezzo, attraverso l'acquisto di materie prime e la vendita e acquisto all'ingrosso dell'energia prodotta dagli impianti di generazione.
Allo stesso tempo Plenitude ha approvato la fusione di Tate, la società acquisita in più tappe dal 2022 all’inizio del 2025. L’ operazione sarà effettiva dal 2026 e si inquadra nella strategia di riorganizzazione societaria del gruppo «per conseguire sinergie operative, amministrative, di efficienza dei costi e di ampliamento e miglioramento dei servizi ai clienti».
Plenitude accorcerà cosi la catena di controllo, acquistando Tate dalla Evolvere Venture, a sua volta controllata al 100% da Plenitude Energy Services. L’ aspetto che aggiunge un po’ di pepe all’operazione è che Tate (fondata nel 2018 da Matteo Riffeser, Alexander Frizzi, Mattia Lobertini e Micael Saillen) è una tech company che fornisce energia elettrica e gas sui canali digitali. A conferma dell’interesse per le vendite via web, si sta muovendo anche Enel, che ha creato una nuova società proprio per vendere elettricità e gas online. La newco si chiama Lene, e al momento è una scatola vuota che fa capo ad Enel Energia, ma ha già ottenuto dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica l’ammissione nell’elenco dei venditori autorizzati di gas ed elettricità.
Sullo sfondo delle manovre societarie e industriali, va avanti l’iter per la cessione di Acea Energia a Plenitude, che ha presentato un'offerta da 460 milioni di euro, con una potenziale componente aggiuntiva fino a 100 milioni di euro. Alla società delle rinnovabili e del retail guidata dal ceo Stefano Goberti andranno in un solo colpo oltre 1,4 milioni di clienti tra elettricità e gas, la maggior parte dei quali a Roma. (riproduzione riservata)