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EX ILVA, GLI IMPIANTI DELL'ACCIAIERIA
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Acciaio green: Dri d’Italia, la newco che sfida l’ex Ilva

di Angela Zoppo
01 giugno 2023, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22:51

Lo scontro con Acciaierie d’Italia su chi deve intestarsi il primo impianto verde per la siderurgia, finanziato dal Pnrr con un miliardo. La società controllata da Invitalia e presieduta da Bernabè vedrà i primi utili nel 2026 | Parla Morselli (Acciaierie d'Italia): ecco perché ora l'acciaio italiano ha un futuro | La ricetta Meloni per il rilancio dell'ex Ilva

Un braccio di ferro, anzi d’acciaio. La newco Dri d’Italia conferma i suoi piani e replica alla lettera inviata al governo dall’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, che vuole intestarsi la realizzazione del primo impianto italiano di preridotto, «il bene intermedio utilizzato per la carica dei forni elettrici per ridurre la produzione di acciaio a ciclo integrato con il carbon-coke». Il preridotto è conosciuto come Direct Reduced Iron, ovvero Dri, l’acronimo che dà il nome alla società. In ballo ci sono fondi Pnrr per un miliardo di euro destinati all'uso dell'idrogeno nei settori ad alta intensità carbonica, dirottati verso la produzione di acciaio sostenibile. La tecnologia Dri, infatti è hydrogen-ready, rendendo possibile la sostituzione progressiva del gas naturale nell'alimentazione dell'impianto.

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Botta e risposta con Morselli

Ora però Morselli afferma che la realizzazione dell’impianto Dri è in ritardo e che l’ex Ilva dovrebbe avere un ruolo di primo piano. La mossa non è piaciuta alla newco, che con Acciaierie d’Italia ha in comune un’azionista, Invitalia, e il presidente, Franco Bernabè. Fuoco amico, insomma, o quasi. «Dri d’Italia ha appreso con stupore la diffusione di una lettera riservata dell’ad di Acciaierie d’Italia, contenente affermazioni in totale contrasto con le norme che definiscono le modalità di intervento dello Stato nel processo di decarbonizzazione dell’acciaio e con potenziali ricadute negative sulla sua attuazione», è la replica della newco. «Dri d’Italia ricorda che la propria missione è definita da due leggi dello Stato: la legge 7 febbraio 2020 n.5 e la legge 17 novembre 2022 n.175. In coerenza con quanto disposto dalla legge. Dri d’Italia sta lavorando e continuerà a lavorare per rispettare i tempi del Pnrr, che prevedono la realizzazione dell’impianto di preridotto entro giugno 2026».

I piani della newco per l’acciaio green

Ma cos’è e cosa fa esattamente Dri d’Italia, rimasta finora all’ombra dell’ex Ilva? La newco è nata il 31 gennaio 2022 ed è guidata dall’ ad Stefano Cao, ex ceo di Saipem. Con un capitale iniziale di 35 milioni di euro, è stata voluta dall’allora governo Draghi «allo scopo di verificare la fattibilità di impianti di produzione di Dri e, quindi, di procedere alla loro realizzazione e gestione, anche utilizzando i fondi comunitari messi a disposizione nel Pnrr per la decarbonizzazione dei settori hard to abate». Il Dri, insomma, ce l’ha nel nome e nel Dna.

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L’ Italia produce 23 milioni di tonnellate d’acciaio

La missione è anche di partecipare alla riconversione dell’ex Ilva di Taranto. Nel 2022 l’Italia ha prodotto circa 23 milioni di tonnellate di acciaio, e il valore aggiunto lordo del settore si aggira sui 20 miliardi lordi di euro l'anno. Il fabbisogno di rottami è di 28 milioni di tonnellate, mentre il Dri viene importato per 1 milione di tonnellate. Le emissioni di CO2 hanno toccato i 15 milioni di tonnellate, che la tecnologia Dri promette di dimezzare. Intanto la newco ha avviato la gara di appalto per la costruzione dell'impianto, l'approvazione del progetto e la Final Investment Decision. Nel terzo trimestre 2023 è previsto l'inizio della fase di sviluppo del progetto, finanziato dall’aumento di capitale di 70 milioni di euro, e poi con i fondi assegnati in base al Pnrr entro il limite di 1 miliardo di euro. L'avvio delle operazioni commerciali della società è atteso nella seconda parte del 2026, insieme ai primi utili. Il 2022 di Dri d’Italia, che ha ancora lo status di start-up, si è chiuso con una perdita di 2,5 milioni di euro, portata a nuovo. (riproduzione riservata)



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