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Sceicco Mohammed bin Zayed al Nayan, presidente del Comitato Esecutivo di Abu Dhabi
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Abu Dhabi raddoppia la posta su Londra: oltre 20 miliardi di sterline investiti in Uk nonostante le tensioni

di Mario Olivari
05 novembre 2025, 15:01 Ultimo aggiornamento: 15:02

L’intesa originaria prevedeva un incremento graduale degli investimenti entro il 2026: Abu Dhabi ha però già superato i target con largo anticipo

Londra si conferma in prima fila nella corsa occidentale ai capitali del Golfo, dove il Regno Unito sfida Stati Uniti, Francia e Italia per attrarre fondi sovrani, conquistando un maxi-investimento da Abu Dhabi. L’emirato, uno dei sette che compongono gli Emirati Arabi Uniti, ha più che raddoppiato il suo impegno nel Regno Unito, superando la soglia dei 10 miliardi di sterline prevista dall’accordo bilaterale del 2021 e destinando oltre 20 miliardi di sterline a asset britannici negli ultimi quattro anni.

Lo riferiscono fonti vicine al dossier, riportate da Bloomberg, sottolineando che il risultato è stato raggiunto nonostante le recenti tensioni politiche e regolamentari tra i due Paesi. L’intesa originaria, parte della Sovereign Investment Partnership tra il fondo sovrano Mubadala Investment Company e l’Uk Office for Investment, prevedeva un incremento graduale degli investimenti entro il 2026: Abu Dhabi ha però già superato i target con largo anticipo, grazie a una fitta serie di acquisizioni e partecipazioni strategiche.

Telecomunicazioni, istruzione e utility

La presenza finanziaria di Abu Dhabi nel Regno Unito si sta facendo sempre più ingombrante. L’operatore Tlc E& (ex Etisalat) ha acquisito una partecipazione significativa in Vodafone Group, una mossa strategica per il Regno Unito visto il ruolo di Vodafone come infrastruttura chiave per le telecomunicazioni e la connettività nazionale. Allo stesso tempo, il fondo sovrano Mubadala, con 330 miliardi di dollari in gestione, ha investito 600 milioni di dollari in Nord Anglia Education, uno dei principali operatori britannici di scuole private e internazionali, strategico per il sistema educativo e per attrarre talenti globali.

L’Abu Dhabi Investment Authority (Adia) ha inoltre finanziato il delisting di società britanniche come Hargreaves Lansdown e Dechra Pharmaceuticals, approfittando di valutazioni depresse sul mercato azionario. Operazioni di questo tipo, pur redditizie per gli investitori, hanno sollevato polemiche perché portano a ridurre la trasparenza societaria e sottraggono aziende strategiche al mercato pubblico britannico, con implicazioni anche sul controllo nazionale di asset chiave.

Non tutte le operazioni hanno avuto esiti positivi: Adia ha azzerato la propria partecipazione in Thames Water, la maggiore utility idrica del Paese, in quello che Bloomberg definisce «uno dei dossier più controversi degli ultimi mesi», tra difficoltà finanziarie, problemi di gestione e timori su privatizzazioni di servizi essenziali. Questi episodi evidenziano come l’ingresso di investitori esteri in settori strategici e infrastrutturali, seppur economicamente vantaggioso - soprattutto le grosse problematiche di natura fiscale che caratterizzano in generale l’Occidente e, nello specifico, i Paesi dell’area Euro con il Regno Unito in prima fila -, possa comportare rischi di controllo e complessità regolamentare, soprattutto quando gli investitori provengono da Paesi non strettamente alleati.

Le relazioni bilaterali Uk-Abu Dhabi restano delicate

Nonostante il clima complessivamente positivo, le relazioni bilaterali restano delicate. Tra i nodi principali figurano il presunto coinvolgimento degli Emirati nel conflitto sudanese, contestato da Abu Dhabi, la controversa vendita forzata del quotidiano The Telegraph, legata agli interessi del vice primo ministro emiratino Sheikh Mansour bin Zayed Al Nahyan, e le indagini della Premier League su possibili violazioni del fair play finanziario da parte del Manchester City, anch’esso di proprietà di Mansour.

La recente approvazione in Parlamento di una norma che consente a Stati esteri di possedere fino al 15% dei media britannici ha tuttavia riaperto la strada a una partecipazione emiratina minoritaria.

«Le relazioni tra Regno Unito e Emirati sono in miglioramento, anche grazie al ruolo del premier Starmer», ha sottolineato Edward Udny-Lister, co-presidente del Uk-Uae Business Council, pur evidenziando che restano ancora alcuni punti critici da risolvere. Oliver Dowden, ex vicepremier nel governo Sunak, ha aggiunto: «In ogni rapporto di lungo periodo ci sono momenti di tensione, ma il quadro generale è di progressiva normalizzazione».(riproduzione riservata)



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