La Germania se ne è accorta a sue spese quando ha dovuto acquistare sul mercato più energia del previsto, arrivando a pagare 800 euro a Mw per compensare la minore produzione eolica e fotovoltaica. Era già successo col crac Uniper, il campione nazionale travolto dalla crisi delle forniture russe.
In questo contesto, Berlino è corsa ai ripari in un altro modo, autorizzando un maggior numero di nuove centrali a gas, raddoppiando la capacità prevista da 10 a 20 gigawatt entro il 2030. Ma anche il resto dei Paesi europei, tanto più dopo il blackout spagnolo, sembrano sempre più bendisposti verso il metano e nuove infrastrutture di trasporto per garantire la sicurezza delle forniture legate a questa commodity.
L’assunto è che se l’obiettivo resta ridurne l’utilizzo nel lungo termine, nel breve-medio orizzonte non si può fare a meno del gas. Nel mondo, per avere un confronto generale, è cresciuta dell'1,8% su base annua (35 miliardi di metri cubi) durante la stagione di riscaldamento 2024/25, confermando una tendenza in atto da anni.
La sorpresa, semmai, è che la crescita della domanda è trainata principalmente dall'Europa (+9%, pari a 25 miliardi di metri cubi), dove la richiesta di conversione del gas in energia elettrica è aumentata di oltre il 20%, sempre a causa della minore produzione di energia da fonti rinnovabili (-7%). L’Italia non fa eccezione, anzi. La domanda di gas è aumentata del 7%, qualcosa come 1,8 miliardi di metri cubi in più rispetto al 2024, nel periodo gennaio-aprile.
Dai dati di Snam emergono anche altre novità. La produzione nazionale sta finalmente aumentando, grazie al maxi-giacimento Argo-Cassiopea di Eni e ai nuovi allacciamenti di biometano, e sono addirittura riprese le esportazioni.
La quota di gas naturale liquefatto continua a salire, nel raffronto anno su anno relativo al mese di aprile l’incremento è del 20%, anche grazie al ritorno in attività del rigassificatore di Livorno, dopo un fermo per manutenzione, e all’avvio di quello galleggiante di Ravenna, gemello della struttura già attiva a Piombino, anch’essa di Snam. Allargando il raffronto al periodo gennaio-aprile, la produzione nazionale è arrivata a 1,2 miliardi di metri cubi, un volume ancora basso rispetto agli obiettivi, ma comunque in crescita del 28% rispetto ai primi quattro mesi del 2024.
Il dato sull’export ammonta a 800 milioni di metri cubi, oltre cinque volte di più dello stesso periodo del 2024. I volumi sono andati per ben 700 milioni verso l’Austria, attraverso lo snodo di Tarvisio e sfruttando il reverse-flow dei gasdotti Snam, ovvero la possibilità di invertire la direzioni del flusso a seconda che si importi o si esporti gas. I lavori che lo hanno consentito sono terminati a ottobre 2024, portando la capacità di export a 9 miliardi di mc. Sono in corso altri lavori che l’aumenteranno fino a 14,5 miliardi di metri cubi all’anno.
Gli interventi rientrano nei progetti «Export Fase 1», pensati per rafforzare la solidarietà energetica europea, soprattutto verso i Paesi più esposti allo stop delle forniture russe. Presentato a inizio 2025, il nuovo piano industriale di Snam, guidata ora dall’ad Agostino Scornajenchi, destina circa 11 miliardi di euro al potenziamento delle infrastrutture gas. (riproduzione riservata)