I rendimenti dei titoli di Stato hanno accelerato al rialzo in scia ai prezzi del petrolio, con il mercato che torna a temere nuovi picchi di inflazione e una politica monetaria più restrittiva da parte delle principali Banche centrali. Il costo di finanziamento del Bund decennale sale di 8 punti base al 3,06% e i prezzi del petrolio avanzano del 6% circa dopo le ultime dichiarazioni del presidente americano, Donald Trump. Il Btp si porta a 3,86%, il T-bond persino al 4,57% annuo.
"Il cessate il fuoco con l'Iran è giunto al termine. Non voglio più avere a che fare con loro. Sono feccia, sono guidati da persone malate e violente. Se avessero le armi nucleari le userebbero. Parlerò con i nostri negoziatori, loro vogliono negoziare, Kushner e Witkoff sono brave persone ma devono tornare da me. Per quanto mi riguarda, trattare con loro è solo una perdita di tempo", ha affermato l'inquilino della Casa Bianca.
Dall'altra parte dell'Oceano, il decennale reale americano si è mosso in netto rialzo, seguito dai tassi reali nel resto delle economie sviluppate, sottolinea Francesco Castelli, Head of Fixed Income di Banor. Per l'esperto "non è un dettaglio tecnico, ma il segnale che il mercato ritiene il tasso reale di equilibrio più alto di quanto immaginasse solo pochi mesi fa. E questo accade quando la crescita è più forte del previsto, il mercato del lavoro tiene e la domanda di capitale resta elevata: i numeri, pur senza parlare di boom, ci dicono questo.
L'economia americana è ormai caratterizzata da forti dicotomie: un'economia sempre più a forma di K, come dicono negli Stati Uniti e i consumatori ricchi che continuano a spendere, mentre il ceto medio fa fatica". (riproduzione riservata)