Il governo giapponese guidato dal Primo Ministro Sanae Takaichi ha dato seguito alla promessa elettorale di avviare i preparativi per ridurre l'imposta sui consumi applicata a cibi e bevande, dopo mesi di confronto politico. Il governo intende abbassare l'imposta sulle vendite di alimenti e bevande all'1% per due anni, a partire dal prossimo aprile. Per agevolare l'attuazione da parte dei rivenditori, l'aliquota dell'imposta sui consumi sarà ridotta dall'8% all'1%, anziché allo 0%; l'1% residuo sarà destinato a trasferimenti in denaro alle famiglie aventi diritto, per un ammontare complessivo di circa 600 miliardi di yen. Il governo non ha ancora chiarito come intenda finanziare il taglio delle imposte e i trasferimenti in denaro, misure che dovrebbero costare oltre 4000 miliardi di yen.
Gli investitori, avverte Magdalene Teo, Fixed Income Research Asia di Julius Baer, temono che l'orientamento di politica fiscale di Takaichi stia diventando sempre più espansivo proprio mentre l'aumento dei prezzi del petrolio e la debolezza dello yen alimentano le preoccupazioni sull'inflazione. La pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato giapponesi è quindi destinata a proseguire a causa dell'incertezza fiscale, soprattutto se le maggiori spese dovessero tradursi in un incremento delle emissioni di debito pubblico.
La Bank of Japan annuncerà la propria decisione di politica monetaria domani. La maggior parte degli economisti si aspetta che la Banca centrale lasci invariati i tassi e l'attenzione del mercato sarà rivolta a eventuali indicazioni del governatore Kazuo Ueda sul ritmo dei futuri rialzi dei tassi. Se Ueda non dovesse lasciare intendere un'accelerazione del ciclo di rialzi, lo yen potrebbe indebolirsi fino a 165 contro il dollaro. Gli interventi sul mercato valutario effettuati finora quest'anno non sono riusciti a sostenere lo yen. (riproduzione riservata)