I "mega-bond" delle Big Tech non rappresentano un rischio di credito sistemico immediato per Anton Dombrovsky, Portfolio Specialist di T. Rowe Price: i principali emittenti mantengono generalmente solidi flussi di cassa, un ottimo accesso al mercato e una sostanziale capacità di bilancio. La considerazione più rilevante riguarda piuttosto l'impatto tecnico sugli spread creditizi e sulle valutazioni. "Emissioni ripetute su larga scala aumentano il peso dei medesimi emittenti negli indici di riferimento investment grade, imponendo ai fondi passivi che replicano tali indici di assorbire una maggiore esposizione, a prescindere dalle valutazioni. Ciò è particolarmente rilevante per le scadenze più lunghe, dove la spread duration è maggiore e la sensibilità all'offerta aggiuntiva tende a essere più elevata", puntualizza l'esperto.
L'effetto per Dombrovsky non è quindi trascurabile, nemmeno all'interno di un portafoglio ampiamente diversificato. "La diversificazione basata sul numero di emittenti può sovrastimare la reale diversificazione quando molti dei principali componenti del benchmark stanno finanziando lo stesso ciclo di investimenti nell'IA, mentre i relativi investimenti nei data center creano un'ulteriore esposizione economica verso molte delle stesse controparti. Questa tendenza è già evidente nel mercato investment grade statunitense ed è probabile che diventi sempre più rilevante su scala più ampia, man mano che i finanziamenti al settore tecnologico si espanderanno tra diverse valute e i pesi all'interno dei benchmark continueranno a crescere". (riproduzione riservata)